Foto del rapper Kabo

Kabo

Età: 28 anni Regione: Lombardia Provincia: Milano

Biografia

Mi chiamo Kabo, Andrea Kabo. Nella vita vera il mio nome è Andrea Caracciolo. Vengo in contatto per la prima volta con il circostante, il 25 Agosto 1990 a Legnano, con ben dieci giorni di ritardo rispetto alla data stabilita.

Cresco con entrambi i miei genitori fino al raggiungimento del 15esimo anno di età. Le canzoni che riempiono la mia casa fino a quel momento arrivano dalle gole dei cantautori italiani attivi dagli Anni 60 in avanti, come De Andrè, Guccini, Gaber e De Gregori.

A questo tipo di suono nostrano si affiancano i Pink Floyd, Cohen, Dylan, Johnny Cash. Io cresco (non molto purtroppo, sono fermo al metro e sessantanove) e, grazie ad amici e conoscenti, mi innamoro dell’Hip Hop, in particolar modo di una disciplina, un’arte, denominata Rap.

Amo le parole, per un motivo che è fine a se stesso, le ho sempre amate. Incontrare un’arte così complessa e ricercata come quella della scrittura in metrica sul battere, è stato davvero folgorante. Registro una prima “demo”. Poco dopo creiamo un gruppo, composto da amici, denominato 47 Ronin, e realizziamo un disco di tredici brani dal titolo Maschere Nude.

A momenti alterni strimpello, male, una chitarra acustica. Capisco che scrivere mi piace davvero, che è funzionale e necessario al mio modo di occupare il mondo. Nel 2015 pubblico un’ep di quattro brani, intitolato Soli Notturni, realizzato con DJ Myke.

E’ il mio tentativo di esplorare la notte e la solitudine. Se scrivere è vomitare della mente, penso di aver avuto la nausea per un periodo… a volte torna. Il 2015 è anche l’anno in disputo la finale nazionale del Premio di Musica e Poesia Alberto Dubito, dove ho occasione di confrontarmi con altre persone su temi che mi stanno a cuore, come la musica e la scrittura.

Non riesco a definirmi un autentico rapper, anche se probabilmente lo sono. Amo l’Hip Hop. Sto lavorando a diversi progetti di musica, tra rime, strumenti a corde e strumentali.

Mi piace perdere tempo, raccontare storie, cantare, e bere vino rosso a patto che sia un buon vino. Continuo a strimpellare, molto male, una chitarra quando capita.

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