20: Capo Plaza e la dura legge dell’hype

20 di Capo Plaza, sarebbe stato maggiormente godibile se non l’avessero annunciato come un album messianico. Un progetto asettico, che non risente purtroppo della sindrome del primo disco, che di solito carica il prodotto di genuinità e spessore.

Venti Aprile 2018 la data di pubblicazione, venti gli anni, 20 il nome dato all’album. Dopo essersi allenato sfornando la serie di singoli Allenamento, e la clamorosa Giovane Fuoriclasse, il giovane rapper salernitano dopo essere stato convocato scende in capo per giocare la sua prima partita. Nonostante lo scetticismo, lecito nei confronti di un artista che può essere scambiato come uno dei tanti saliti sul carrozzone della trap, durante l’ultimo anno è stato evidente il riscontro più positivo da parte del pubblico.

Recensione dell'album 20 di Capo Plaza

Giovane Fuoriclasse la si sentiva ovunque, dagli smartphone alle fermate degli autobus, da sottofondo a partitelle di calcio al parco a fare da riempi pista nei club hip hop più noti. Un disco d’oro, 2 dischi di platino e un doppio platino sono i riconoscimenti conquistati ancor prima di uscire ufficialmente.

Le aspettative si erano esponenzialmente alzate, sembrava potesse uscire un album rivoluzionario, che sarebbe potuto piacere sia agli amanti delle sonorità più trap sia ai fedeli del flow e delle rime.

Purtroppo il risultato finale non è corrisposto alle premesse, il giovane del roster Sto non sembra uscire vincitore dal suo primo progetto ufficiale anzi vinto, ma facendo appunto parte di una squadra le colpe non sono solo del singolo.

Personalità

Se nel rap odierno per gentile concessione del pubblico si può non andare a tempo, non chiudere le rime e non avere contenuti, è obbligatorio avere almeno una personalità più che distinguibile, ma soprattutto trasmetterla agli ascoltatori. Il più gran difetto di 20 è l’assenza di quegli ingredienti che ne permetterebbero una distinzione immediata da altri dischi.

Certo si comprendono le esperienze e le situazioni vissute in prima persona ma le immagini proposte sono elementari, ridondanti, raccontate in modo semplicistico e senza un minimo di caratterizzazione. È vero anche il collega Sfera Ebbasta approccia in modo simile la scrittura, ma le banalità per essere apprezzate vanno condite con abbondanti dosi stilistiche di cui Capo Plaza è ancora carente.

A parte Giovane Fuoriclasse le tracce non si fanno distinguere, il flow è sempre lo stesso e non si riesce a percepire neanche un concept, se non il senso di rivalsa. Giusto le comparse di Ghali, Sfera Ebbasta e Drefgold provano ma non riescono a richiamare l’attenzione.

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Producer ≠ beatmaker

Da Allenamento fino a Giovane Fuoriclasse, AVA ha dimostrato di essere un beat maker più che promettente, ma soprattutto di essere il garante dei successi del proprio liricista. Se si pensa ai traguardi dei rapper negli ultimi due anni è facile associare immediatamente i nomi dei produttori che li hanno seguiti nei rispettivi percorsi artistici.

Basti pensare a Sfera Ebbasta e Ghali con Charlie Charles, Tedua con Chris Nolan, Dark Polo Gang con Sick Luke. Ava in 20 non sembra essere riuscito a crearsi e conferire a Capo Plaza un sound identificativo, e come già sottolineato per la parte lirica, non riesce a diversificare le tracce, rendendo pedante l’intero ascolto. In 20 manca una visione di insieme, dote che un buon produttore dovrebbe avere nel proprio bagaglio di skills.

La calibratura degli effetti vocali come l’autotune è monòtona, tediosa, i beat sono qualitativi ma rimangono nell’anonimato, non troppo dissimili ai migliori type beat reperibili sul tubo. Queste inadempienze non vanno a colmare le lacune al microfono e alla penna, che anzi emergono ulteriormente.

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Cover dell'album 20 di Capo Plaza

I nodi vengono al pettine

20 è stato prodotto e supportato da Sto Records. Sto Magazine, la relativa sezione comunicativa della label, grazie all’importante copertura mediatica che si è costruita, è riuscita a comunicare efficacemente al pubblico il percorso e il progetto di Capo Plaza. Teaser dopo teaser, video dopo video, singolo dopo singolo, ha pompato le aspettative del pubblico innalzandole bruscamente, probabilmente troppo.

Marketing e comunicazione possono far arrivare e vendere un prodotto al pubblico, ma non possono costruire il background ad un artista. Nonostante le tempistiche di produzione e lancio sul mercato si siano ristrette, e se l’esordio ufficiale vuole essere vincente questo non può corrispondere al primissimo progetto.

Capo Plaza prima di 20 non si è fatto quel minimo di gavetta fondamentale, quella che basta per intuire il potenziale e la direzione della propria musica. Basti confrontare ancora una volta coi colleghi, Sfera Ebbasta prima del disco ufficiale è uscito con XDVR, uno street album che poi ha portato in live e ripubblicato ufficialmente, Ghali prima di Album per un anno abbondante ha macinato live portando in giro la collezione di singoli pubblicati sul tubo, o Vegas Jones che prima del disco ufficiale ha rilasciato un anno prima Chic Nisello, uno street album e l’anno ancora prima Oro Nero, progetto distribuito da Honiro.

Capo Plaza era stato annunciato dalla sua stessa label come il futuro del rap italiano, previsione pesante e viziata, che irrimediabilmente ha influenzato la percezione non propriamente positiva dell’album.

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Conclusioni

20 sembra essere un disco fatto a tavolino. Ovviamente trap, autottunato, con strumentali cupe e qualche episodio caraibico, il personaggio derivante da una periferia, catene in copertina e per finire qualche featuring con artisti spacca classifiche.

In questa ricetta manca però il vero Capo Plaza. Si fa fatica a scorgere tra una traccia e l’altra l’essenza di quello che doveva essere l’artefice del proprio disco. Il risultato è un album che oltre non essere maturo pecca di non spontaneità.

Non è solo colpa sua se è stato caricato del fardello di salvatore del rap italiano, forse eccessivo per un esordio. Il ragazzo ha però solo 20 anni, gli attributi ha dimostrato in precedenza di averli, gli si augura quindi di tirarli fuori nei prossimi dischi e di non smettere di allenarsi.

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Milanese e studente di psicologia. Lavoro e studio mi impegnano il tempo tra un tragitto sul tram con le cuffie e il successivo. Winter is coming ma preferirei il nuovo dei Colle.

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