Davide è l’incarnazione di… Gemitaiz

È fuori il terzo album ufficiale di Gemitaiz, Davide. Ecco qualche riflessione su un album denso e variegato ma che rispecchia perfettamente il rapper romano.

Grandi collaborazioni e produzioni per una grande varietà di tracce ma anche importanti aspettative. Questo è Davide, il nuovo album di Gemitaiz in estrema sintesi. Ci sono tutti gli ingradienti per un grande disco. Lo è davvero?

Gemitaiz è fuori con il suo album Davide: ascoltalo in streaming su Spotify

Gemitaiz è uno tra gli artisti più prolifici della scena italiana ed ha abituato il suo pubblico a continue uscite tra dischi solisti, dischi in duo con MadMan e mixtape. Questo invece ha necessitato di una più lunga gestazione, senza il ricorrente Quello Che Vi Consiglio, appuntamento invernale.

Davide non è solo un album in più in una carriera che fino ad oggi è tra le più produttive in Italia, ma è il (speriamo, solo per ora) punto di arrivo di tutti i lavori precedenti, di una evoluzione e sperimentazione costante nella musica come in tutto il resto.

Davide, terzo capitolo di una trilogia

A partire dal titolo, torniamo immediatamente all’esperienza Nonostante Tutto e prima ancora a L’Unico Compromesso, passando per tutti i QCVC. In questo senso Gemitaiz è sempre stato molto bravo nel portare ogni nuovo lavoro come un sequel del precedente, usando i mixtape per sperimentare e divertirsi e i dischi ufficiali per scrivere, in capitoli, la propria biografia.

Lo ha fatto con il primo disco: L’Unico Compromesso è dieci canne al giorno con una birra fresca al momento di firmare il primo contratto con l’etichetta e la comprensibile paura di vendersi , che al tempo era l’accusa numero 1 da fare a chiunque avesse un contratto, per sottolineare che sarebbe sempre rimasto sé stesso.

Lo ha ripetuto tre anni dopo nel secondo disco: a ventisei anni ho già fatto la storia, he regalato più dischi di quanti ce ne ho in memoria, cerco la gente non cerco la gloria dove, nonostante le vicende legali e il marcio che esiste nel mondo, ancora sogna di poter trasmettere le proprie emozioni all’ascoltatore.

Lo conferma in Davide:

Non sconfiggi la vita,
l’ho imparato col tempo,
se la capisci può farti contento,
la prendo per mano e balliamo un lento,
in una stanza senza pavimento.

Gemitaiz ha imparato a ballare con la propria vita ed esserne anche felice, finalmente, ma il senso di incertezza e fragilità è e sarà, probabilmente, sempre presente. Le collaborazioni sono azzeccatissime, i supporti perfetti che oltre all’innegabile talento si inseriscono perfettamente nel pezzo, integrandolo e arricchendolo di tutto ciò di cui c’è bisogno.

Si passa dall’arroganza di mister Guè Pequeno all’ironia di Fabri Fibra, le sonorità di Achille Lauro, il talento al ritornello di Coez, la metrica semplicemente inarrivabile di MadMan che vince, come in No Comment, la barra e la citazione da infarto del disco. Chiude Priestess, unico talento femminile in Italia davvero degno di nota con cui Gemitaiz collabora ormai stabilmente.

Un disco, una carriera

Il disco è perfettamente rappresentativo dell’artista. Coniugare le differenti sfaccettature di una così variegata poetica, che passa dai brani più introspettivi, come Diverso e Buonanotte, a quelli più arroganti, come Tanta Roba Anthem, dai tecnicismi tipici del duo con MadMan ai suoni più sperimentali di Keanu Reeves e Alaska fino alla presabbene di Oro E Argento, potrebbe esser difficile, con il rischio di una banale accozzaglia di stili differenti privi di un legame, che deve esserci sempre per poter definire un disco veramente tale.

Ciò non accade grazie anche ad un eccellente lavoro di tutti i produttori che danno continuità e costante interesse in ogni traccia, senza risultare mai noioisi.

Siamo arrivati all’ascolto di questo disco con un’aspettativa altissima, immaginando un lavoro estremamente intimo e personale che ci facesse immergere nella sfera più privata dell’artista.

Questo album soddisfa appieno il compito: non può esistere solo l’introspezione né può esistere solo la presa bene, non possono esistere solo gli amori finiti ma non ci sono solo le canne. Questa è la commistione di tutti gli elementi che ci hanno fatto conoscere ed apprezzare il rapper romano, che dimostra ancora una volta di saper esser poliedrico, talento necessario per rendere un disco (ed una carriera) duraturo nel tempo.

Ma questo fanno gli artisti
Si lanciano negli abissi
Sanguiniamo al posto tuo
Perché possiamo capirti.

Sì, Davide è il disco, ottimo punto di arrivo di una carriera ormai più che decennale ma che resta fresca, interessante e da cui traspare sempre un enorme amore per la musica.

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Classe '94, come le montana. Treni presi e persi non li conto, ma la musica sempre nelle orecchie. Non è la cresta a fare il punk, il baggy a fare il rap, il clap che fa il club. Live fast, die young.

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