Intervista a Davide Shorty, lo Straniero

In occasione del suo recente live al Biko di Milano ho fatto qualche domanda a Davide Shorty, lo Straniero di casa Macro Beats.

Dopo l’esperienza a X-Factor per la nona edizione, Shorty pubblica il suo primo disco ufficiale, Straniero. Ho avuto modo di scambiare due parole con lui in occasione di un suo live al Biko di Milano. Bellissima serata, bellissima chiacchierata.

Intervista a Davide Shorty Straniero di casa Macro Beats

Quando ho saputo dell’intervista a Davide Shorty sapevo che sarebbe stata un’occasione importante. Lo conoscevo come artista già prima dell’esperienza televisiva a X-Factor che lo ha reso noto al grande pubblico. Ed è ora fuori con Straniero, album pubblicato per l’etichetta Macro Beats.

Straniero è il suo primo album ufficiale, un disco che racconta di un viaggio interiore che solca le colline della musica black e che oscilla tra le sue due terre di appartenenza, un disco riflessivo che si muove sinuosamente tra i pensieri dell’ascoltatore senza mai risultare pesante.

Se ancora non hai ascoltato Straniero, rimedia subito! 🙂

Chi è Davide Shorty

Straniero parla di tanti, di persone che hanno avuto il coraggio di andare via. Parla chiaramente di Davide Shorty, ma chi è Davide Shorty?

Sono una persona molto fortunata che ha ricevuto un’educazione basata sull’amore, e questa non è una cosa da dare per scontato perché quando ricevi amore poi hai voglia di dare dell’amore. Sono innamorato della musica e dell’umanità, delle persone e ho una fede immensa nei confronti degli esseri umani nonostante molti di noi siano delle gran teste di cazzo.

Spero di essere un artista, sono molto fortunato ad aver trovato il mio ruolo perché mi piace parlare alle persone, mi piace condividere la mia esperienza. Sono sicuramente una persona felice. Vivere di questa cosa non succede tutti i giorni. Quando è successo nella mia vita è cambiato qualcosa e ho iniziato a fare il musicista, mi sono reso conto che sono una persona estremamente felice.

Essere una persona felice significa avere amore nella propria vita, ed io di amore ne sto ricevendo veramente tanto e cercando di darne altrettanto.

In Ci Amo dici Siamo bimbi che rincorrono tutti i sogni che ci tolgono. Hai sempre saputo di voler fare musica? Qual era il tuo sogno da bambino e come si è evoluto?

Da bambino volevo fare il dottore perché volevo curare le persone e perché vedevo mio zio che studiava ed era sempre assorto nei libri. Ed io ricordo che c’era questa stanza con questo suo profumo particolare di colonia che mi piaceva un sacco, lo vedevo e pensavo Che figo mio zio, voglio diventare come lui!.

Poi ho iniziato a voler diventare un cantante, sono sempre stato musicale e ho sempre cantato e fatto le rime. All’inizio volevo diventare un rapper più che un cantante, poi ho deciso di diventare tutti e due. L’idea è cambiata intorno ai 18 anni ed ho capito che probabilmente stavo facendo la cosa giusta. Un momento particolare che mi ha fatto cambiare idea e mi ha fatto dire sto facendo qualcosa di giusto nella mia vita è quando ho incontrato Tormento per la prima volta e lui mi aveva detto che aveva ascoltato il mio disco.

Lui lo aveva ascoltato e mi aveva riconosciuto e mi disse io sono un tuo fan. Per me Tormento era proprio il mio idolo. Da lì siamo diventati amici, anche perché il soul ci accomuna, insieme alla passione per la black music e per una cultura che in fin dei conti non ci appartiene, ma che abbiamo studiato per poterci arrogare il diritto di poterla usare.

Quando si usa un mezzo di espressione che non è il nostro: si ha il dovere di studiarlo, di approfondirne le radici. Tutto il movimento della black music è stato di ispirazione per la mia vita, per migliorarmi come essere umano.

Da piccolo sono sempre stato abbastanza socievole, però ero un po’ alienato e sulle mie, avevo una personalità molto difficile. L’Hip Hop mi ha salvato e mi ha dato un motivo per stare insieme. Il mio primo approccio con l’Hip Hop me lo ha trasmesso un mio amico di Palermo, Marco, che ha iniziato a parlarmi del rap, di Eminem.

Anche la prima cosa che ho cercato col 56k è stato Hip Hop, iniziando a capire le radici, scoprire il freestyle e l’esistenza di una scena in Italia che faceva questa cosa qua. Le mie piccole paghette le spendevo sempre in dischi, piuttosto che per andare a comprarmi il fumo come altri miei coetanei.

Ho iniziato a fare diggin, poi ho deciso di comprare il campionatore (comprato da Stokka), ho rubato tutti i vinili immaginabili di mio padre e ho arricchito la mia collezione a Palermo, poi sono andato a Londra e ho continuato.

Straniero fuori dalla sua nazione

Penso che Straniero esprima molto bene la bilateralità del suo significato: il sentirsi straniero a casa propria, quindi andandosene, e il sentirsi straniero ma cittadino del mondo in un altro paese che è in grado di accoglierti. Hai saputo cogliere in entrambi i luoghi il buono che c’era, sapendo seminare e anche raccogliere. Sembreresti colui che ce l’ha fatta.

Farcela è un concetto complesso. Penso di aver fatto più che di avercela fatta. Penso che l’obiettivo delle persone dovrebbe essere fare piuttosto che farcela. Voglio dire, se ce la faccio bella lì! Ma non credo di avercela fatta perché penso significhi avere meno problemi possibili forse.

Il mio obiettivo è quello di portare in giro delle canzoni e di vedere delle facce sorridenti che le cantano ed averlo fatto al soundcheck e averti vista cantare Ci Amo mi ha fatto bene, questa è la cosa più bella.

Straniero è la ciliegina sulla torta, avevo bisogno di scrivere questo disco perché sono dovuto andare via dopo tante esperienze negative in questo Paese dopo essermi sentito rifiutato ed essere andato in un luogo dove mi sono sentito accolto, ho sentito l’interesse delle persone piuttosto che il rifiuto.

Dal Cosa fai? Il musicista? No dai, sul serio, cosa fai? al Cosa fai? Il musicista? Ah, che tipo di musica fai? Ah, dove suoni? Hai fatto un disco? Dove posso trovare la tua musica?

La tracklist del disco si sviluppa in modo circolare. Si parte da Terra e si conclude con Dentro te, che guarda caso vede la collaborazione del tuo compaesano palermitano Johnny Marsiglia. Insomma, anche se ti perdi nel mondo, la tua terra è lei, anche se non la riconosci più. Raccontaci di Johnny e di come è nato il pezzo.

Ad un’attenta osservatrice come te questo dettaglio non poteva sfuggire! Johnny Marsiglia è il mio rapper preferito in Italia. Ti dico la verità, quando eravamo più piccoli eravamo avversari. Io ero un po’ meno esperto, lui era più navigato e già fortissimo in freestyle. Era d’obbligo coinvolgerlo.

Era da tanto che volevamo fare un pezzo insieme e ti anticipo anche che farò un pezzo sul disco nuovo suo e di Big Joe. Lui è una persona estremamente profonda, conosce tanto, ha preso tanti calci nel culo ed è stato bravo a costruirsi un’armatura e a trovare il suo spazio per togliersela.

E lì abbiamo trovato un punto di connessione, io mi sono distaccato da una realtà che a lui non piaceva che a me stava un po’ stretta ma che non rinnego. Poi è iniziata una bella amicizia oltre alla collaborazione artistica.

Straniero a X Factor

Meno di un anno fa usciva il video di Cosa vorrei, come mai non è contenuto in “Straniero”?

Perché è stato un viaggio completamente diverso e perché è stato un episodio isolato in cui volevo fare il coglione (ride). Siccome era uscito Anderson .Paak con Malibu io mi ero preso bene e mi ero detto voglio fare un pezzo dancehall e ho scritto Cosa vorrei, dopo un po’ di indecisione ho deciso di buttarla fuori.

È il pezzo più disimpegnato che abbia mai fatto nella mia vita e, ti giuro, all’inizio dopo averlo fatto me ne sono quasi pentito, ora col senno di poi sono veramente felice di averlo fatto perché ogni tanto ci si può anche divertire e basta. Poi c’è un concetto dietro che avevo detto che non avrei mai svelato e invece adesso lo svelo per la prima volta in vita mia. Cosa vorrei ha un concetto di fondo, non parla ad una donna ma parla alla fama.

È uno stato mentale che io avevo appena uscito da X-Factor e che parla di un mondo sbrilluccicante. È come se parlassi a questo mondo come ad una donna e dicessi Lo sai cosa vorrei? Voglio tutt’altro, non voglio questo, perché io non so cosa dare a questa situazione qua perché non mi appartiene, non mi sento in equilibrio con me stesso.

Se poi ascolti la seconda strofa io mi trovo in sintonia (ora che siamo in sintonia la tua mano cerca la mia) e ho trovato un equilibrio, che nel momento in cui tocchi con mano che le persone vogliono un pezzo di te perché sei entrato nelle loro case, questa cosa è veramente pesante da affrontare. C’è tanto amore ma ad un certo punto ti sfianca anche, perché sei comunque un essere umano, un individuo. Sono contento di aver trovato un obiettivo e di aver scelto per la mia salute piuttosto che per le mie tasche.

Io personalmente ti ho conosciuto nel 2012 grazie al disco di Soulcè, così quando poi sei andato ad X-Factor l’ho seguito solo per te (ride).

Chiudo gli occhi adesso per cercarmi un po’ (canta). Sai, quando sono andato per la prima volta a Ragusa a fare il concerto di presentazione di Sinfobie mi ha sconvolto il fatto che ci fosse un posto strapieno di 800 persone che cantavano tutte il ritornello (di Sogni D’oro). Io non sapevo cosa dire, ero sconvolto.

Ora Giovanni (Soulcè) ha fatto un nuovo disco in cui ci sono anche io su un pezzo che si chiama Supererò(i). Lui dice sempre che ogni volta che scrivo qualcosa dopo che lui mi manda le strofe, lo completo. Credo sia una cosa di forte amicizia. Poi lui è bello, è una bella persona!

Quanto c’è di vissuto e quanto c’è di storytelling nelle tue canzoni d’amore?

100% vissuto, poi ogni tanto è normale di scrivere delle storie. Straniero è 100% mio e vissuto da me. È la mia vita e ti ho regalato un pezzo del mio cuore.

Leggi anche: La Kiave dello storytelling

Davide Shorty, lo Straniero

Io e Davide ci salutiamo, rimandando l’autografo sulla copia del mio disco a più tardi, dopo il live. L’esibizione è tra le mie preferite di sempre, il Biko pieno di calore e di persone con la voglia genuina di essere proprio lì, proprio in quel momento, proprio tra le stesse anime.

La Straniero Band risulta impeccabile, come anche Davide che appare sinceramente commosso ed emozionato del riscontro del pubblico, coinvolto e coinvolgente. Forte l’empatia tra i presenti e tante facce sorridenti a cantare ognuno dei suoi brani (come piace a lui).

Il live finisce ed io vado incontro a Davide, che soddisfa il mio bisogno compulsivo di avere dischi autografati all’interno della mia collezione, facciamo due chiacchiere e ci ringraziamo a vicenda.

Ancora una volta la musica mi ha dato un luogo in cui non sentirmi straniera. Forse è solo un momento, ma sono felice.

(Foto di copertina – Tommaso Gesuato)

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Quota rosa che odia il rosa, mi destreggio con stile nel maschilismo dell’ambiente Hip Hop. Scrivo e cestino, parlo per citazioni e voglio salvare il mondo da se stesso. Grammar Nazi nel tempo libero, la mia vita oscilla tra filantropia e misantropia. Sogno di finire in carcere. A lavorare.

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