Aspettando il nuovo 60Hz: intervista a DJ Shocca

In occasione dell'Unlimited Struggle Party di Treviso ho fatto due chiacchiere con Roc Beats tra Hip Hop, Amiga, Gang Starr e un possibile sequel di 60Hz in cantiere. Scopri di più nell'intervista a DJ Shocca!

Era da un po’ che volevo realizzare una piccola intervista a DJ Shocca, leggenda del rap italiano. Meglio ancora, un’istituzione. Finalmente ci sono riuscito, in occasione del recente Unlimited Struggle Party di Treviso che ha riunito sul palco anche Stokka, Madbuddy, Mistaman e Frank Siciliano.

L’evento si è svolto all’Home Rock Bar di Treviso che per una sera ancora è diventato punto di ritrovo di teste Hip Hop. Il maestro Bernacchi ha fatto da direttore d’orchestra armato di microfono e pronto a cambi di traccia e tagli. In console spunta come per magia anche una bottiglia di Ciroc. Il sottoscritto ha un’ulteriore motivo di giubilo.

DJ Shocca dirige e al microfono si alternano i membri storici del collettivo trevigiano per una serata all’insegna del Rap incontaminato, passando da classicissime come Notte Blu, Ghettoblaster e Adesso Lo So.

Sottolineo la performance di 101 Barre dal vivo che fa di Mistaman un alieno. Voglio dire: 101 barre una dietro l’altra così in solitaria oggi che il tuo rapper preferito ne fa la metà in tutta la serata e solo se c’è un’intera squadra a fare le doppie, questo sì che fa notizia. Non dovrebbe, lo so.

Torniamo a noi. Piccolo passo indietro. Sono al locale per il sound check. Tempo di una birra al banco ed arriva per me il momento dell’intervista a DJ Shocca. Buona lettura.

Un rispetto religioso

GT: Partirei dalla presentazione di Unlimited Struggle sulla vostra pagina Facebook: Unlimited Struggle è una label portata avanti da alcuni dei protagonisti della scena hip hop italiana riuniti attorno ad un tavolo di idee ed immagini comuni. Quali sono esattamente queste idee, queste immagini che fanno da collante tra voi, forti abbastanza da non risentire dell’usura del tempo e dei trend?

SH: «A tenerci uniti è un certo tipo di rispetto verso l’interezza dell’Hip Hop. Alcuni sono leggermente più giovani di età ma solo dal punto di vista anagrafico. Tanta gente ha cominciato contemporaneamente a me ma non ho stretto particolari legami, che ho stretto invece per questioni di visione, di big picture.»

GT: Come si rimane così maledettamente fedeli a se stessi e un certo tipo di suono oggi? La tua fede, musicalmente parlando, sembra incrollabile. Ha mai vacillato in questi anni?

SH: «È chiaro che ogni giorno mi faccio delle domande, altrimenti non sarebbe normale. Non sarebbe normale essere convinti, così al 100% senza se e senza ma. Alla fine però questo so fare, questo mi riesce bene, questo è il tramite con cui mi esprimo. Non dico di credere fermamente nel classic boom bap ma anche se mi faccio delle domande, in fin dei conti, quello è il suono che amo e del quale vivo.»

GT: Chi oltre a te pensi che conservi questa stessa incrollabile fede e devozione per un certo tipo di suono, di attitudine, un certo tipo di approccio alla musica e al beatmaking? Chi vedi / senti essere molto vicino a te in questo senso? …ti è mai capitato di trovare, diciamo così, feeling e corrispondenza con qualche beatmaker emergente, per quanto la strada a livello di sound sia molto marcata ultimamente?

SH: «C’è un tot di contemporanei miei con i quali condivido certe idee. È solo che oggi sembrano rarità in un mare magnum di artisti, di live, di produzioni. Mi sento molto legato all’attitudine di Ensi, Nerone, Pepito Rella, Blo B e chi come loro tiene on point la faccenda dal punto di vista del codice (per citare Kaos)»

Occhio a: Lista di beatmaker italiani (+ emergenti)

Beatmaking oggi

GT: Sei stato protagonista di recente di un workshop sul beatmaking. Indubbiamente i ragazzi avranno imparato molto da DJ Shocca. Ti chiedo allora cosa ha imparato invece DJ Shocca durante questa iniziativa?

SH: «Ho tenuto più di un workshop nel nostro Unlimited Struggle Studio, dai ragazzi del Landscape Studio (promosso da RapBurger, ndr) e uno anche in Svizzera. Ho scoperto di essere il prof che avrei sempre voluto avere. E mi rendo conto di non riuscire ad essere tecnico e prolisso. Porto sempre molta teoria, molta pratica ma senza essere mai pesante. Preferisco spezzare con esempi e aneddoti per rendere il workshop più leggero. Questo penso aiuti a vedere quanto è vicino a te quello che stai imparando in quel momento. Diventa una cosa più personale e spero così di toccare le giuste corde di chi mi segue. Mi piace un casino fare questi workshop anche per trasmettere un po’ di knowledge

GT: Partendo da un piccolo assunto tale per cui non è un cazzo vero che i numeri non mentono mai, mettiamo caso di avere davanti un tot di beatmaker emergenti con i loro beat alla mano. Tu su cosa focalizzeresti la tua attenzione per capire chi ha stoffa e potenziale per fare bene e chi invece ha ancora parecchio su cui lavorare?

SH: «Non è complicato, se è una cosa ha impatto, se arriva e ti colpisce nei guts (budella, ndr) può essere fatto con FL Studio, Ableton Live, MPC, SP 1200, computer, con quello che vuoi. Ed è una questione più oggettiva di quanto pensi. Ciò che funziona, in qualche modo funziona in modo oggettivo. Può incontrare i tuoi gusti personali o meno ma funziona.»

Per approfondire: Come iniziare a fare beatmaking (tutorial, drum kit, plugin)

Verso il sequel di 60Hz

GT: Ti ricordi il momento in cui è scattata la scintilla e ti sei detto «Che figata, questa cosa la voglio fare anche io»?

SH: «C’era 1, 2, 3 Jovanotti su Deejay Television che passava alcuni video Hip Hop di Run DMC, Public Enemy. E ogni volta dicevo Questa roba è pazzesca! Sempre quando ero piccolo c’era l’Amiga (computer, macchina da gioco – ndr), aveva una grafica incredibile ai tempi. Andavi nei negozi a prenderti i giochi crackati. Un giorno trovo uno che programmava dei mini beats con un software inguardabile un po’ a caso e penso Cos’è questa cosa che si può fare coi computer a casa, pazzesco! Vado a cercare allora questa specie di campionatore che attaccavi dietro come un modem e campionavi a 8 bit tipo SP1200 dei poveri. Preso quello e… boom!»

GT: Qual è stato per te uno di quei dischi che ti ha cambiato?

SH: «Il disco che mi ha cambiato la vita lo riconosco a distanza di anni, a scoppio ritardato, è Hard To Earn dei Gang Starr. Molto duro, difficile. Piano piano però ti entra dentro e qualche anno dopo dici Diocristo! Tutta la roba di quegli anni lì è game changing»

GT: Quali sono stati gli input, i presupposti che ti hanno portato a dare vita ad un disco come 60Hz prima, Struggle Music poi e cosa manca oggi, eventualmente, affinché si concretizzi un loro sequel?

SH: «Per 60Hz semplicemente volevo fare un disco con i miei beat e presentarlo alla scena, sicuro che fosse giunto il momento di far sentire ciò che avevo meticolosamente studiato come un pazzo stiloso infuocato di Hip Hop e farci stare sopra gli MC che più amavo in quel momento. Quello che manca per 60Hz 2 in realtà non manca. Sarà una lenta lavorazione ma sto raccogliendo stimoli e sample da panico in giro per l’Europa. C’è una pressione e un’aspettativa diversa, quindi anche una lavorazione diversa. Con 60Hz era do or die, non avevo niente da perdere. Con questo nuovo lavoro invece ci deve essere soltanto una conferma»

Cover di 60 Hz, album di DJ Shocca in streaming su Spotify

Unlimited Struggle

Chiudo qui la mia bella chiacchierata con DJ Shocca con un paio di news belle croccanti, oltre ad un possibile nuovo disco dello stesso Roc Beats: Gio Lama, producer marchigiano, è fuori con il suo tape di strumentali con la benedizione appunto di Unlimited Struggle. Non solo, in studio orbitano costantemente anche Mistaman, Frank Siciliano e Stokka & Madbuddy.

«Siamo concentrati e focalizzati sulla musica, lontani dalle logiche di mercato di oggi. Non abbiamo fretta, cerchiamo solo di rispondere alla domanda Cosa possiamo dare, ancora di più? e vogliamo rispondere con la nostra musica»

(PS: se volessi approfondire la parte di beatmaking un po’ più amarcord eccoti uno spunto per iniziare. Fasttracker, dove tutto ebbe inizio per Shocca e non solo) 🙂

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Un nano sardo con la passione per la musica, il piacere della lettura e il vizio di scrivere. Padre di Beat Torrent, vecchio matusa brontolone, lavoro come Web Designer. Rimo da quando si spammava su MySpace.

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