Money (e black) over errything: intervista a Drillionaire

Intervista di approfondimento con Drillionaire del collettivo Blackerrything: vendere beat online, ghostproducer, type beat e tutte cose. Il piatto è ricco, leggi qua!

Nuova intervista, nuovo approfondimento a tema beatmaking. Questa volta metto sotto torchio il giovane Drillegittimo, o meglio, Drillionaire. Tanta carne al fuoco, prepara la salsa barbecue perché il piatto è ricco e, a proposito proprio di ricco, parliamo anche di come monetizzare con questi beat. Serve dire altro?

L’interesse nei confronti di Drillionaire nasce dal saperlo giovane ma già operativo su più fronti per progetti importanti, prima in Blocco Recordz insieme a Giso, Emis Killa e Lazza, successivamente per la prima challange di Sto Magazine. Ora riparte dal collettivo Blackerrything.

Comincio da qui allora, per addentrarmi poi con lui in più succose questioni a proposito di vendita di beat, ghostproducing e tutte cose. C’è tanto di cui parlare. Ti lascio allora con la mia intervista a Drillionaire.

Oggi giungla, domani Savana

GT: Partirei subito con una domanda scomoda a proposito di Blackerrything: il nuovo singolo si chiama Savana, allude alla provincia e alla periferia e in qualche modo richiama la strada e l’ambiente nel quale vi muovete. L’accostamento a Tedua (Mowgli – Il disco della giungla) è presto fatto. E non è certo l’unico di questi tempi. Perché allora Blackerrything sì o, quantomeno, sì più di altri? Quale tratto vi distingue in questo mare magnum di emergenti?

D: «Secondo me è molto di più di un singolo. Innanzitutto è il pezzo che per noi ha segnato inevitabilmente una linea di confine tra il nostro passato, sia musicale che non, e il nostro futuro. Blackerrything sì piú di altri perché stiamo facendo ció che nessun altro in questo momento fa, ovvero chiuderci in studio e non cercare di prendere spunto da nessun altro se non da noi stessi senza nemmeno pensare a quello che è già uscito e agli accostamenti che la gente potrebbe fare. Il tempo lo dimostrerà a tutti.»

GT: Voglio dire… non ti sembra che il genere di immaginario sia inflazionato quanto basta da non avere più appeal?

D: «A dirti la verità sono state piú le volte che abbiamo creato qualcosa di nuovo in studio molto prima degli altri che le volte in cui abbiamo avuto la possibilità di sviluppare come gli altri. Lavorare con un budget alto indubbiamente ti porta a sviluppare qualsiasi tua idea in molto meno tempo e a sembrare quindi molto più in anticipo su chi invece è ancora indipendente come noi e deve fare i conti con la creazione di ogni singolo contenuto facendo leva solo ed esclusivamente su se stessi. Noi partiamo veramente da zero ed è per questo che Savana è un pezzo vero, perché in questo momento noi siamo proprio come avete visto nel video, dei selvaggi che hanno tanta fame e che credono ancora nella magia dei sogni.»

GT: D’accordo. Proviamo ad entrare allora nel merito della formazione Blackerrything: Hurryguap, Louis V Mane, Skinny White, Young Rich, Dremott, Paul The Plug. Dimmi una peculiarità, un tratto distintivo per ciascuno dei tuoi compagni di viaggio qui sulla traccia.

  • Hurryguap è un trapper perché a differenza di molti che si etichettano tali solamente perché “trappano” nei pezzi (cantando) lui ha trappato per davvero nella vita reale prima di parlarne su un beat “trap”. È vero. Quello che sentì è quello che vedi. La sua particolarità è la sua forte personalità riportata nella sua musica.
  • Louis V Mane si distingue per il suo timbro di voce e per il suo flow totalmente diverso da chiunque altro in Italia. Ha un modo tutto suo di scomporre e ricomporre le parole dentro al beat facendo sembrare semplici incastri difficili
  • Skinny White Boy è contenuto e tecnica in una chiave molto più veloce e diretta rispetto ai soliti “racconti”. Riesce ad esprimere concetti lunghi da spiegare in poche parole ma allo stesso tempo non tralascia nulla di quello che vuole farti arrivare.
  • Young Rich ha degli spunti melodici che danno vita ad una serie di vibes molto importanti per la creazione di una linea guida musicale del brano. Più prende confidenza con una scala melodica più riesce a estrapolarne qualcosa di originale.
  • Dremot è umiltà. È colui che è “dietro l’obbiettivo” per qualsiasi nostro lavoro ma “dentro l’obbiettivo” in qualsiasi nostro lavoro. Ha imparato a muoversi nel campo della fotografia,video e audio facendo il dj a molte serate. Il tutto credendo nel progetto senza avere nessuna pretesa. Penso sia un esempio per molti ragazzini che si approcciano a questo mondo senza avere la minima idea di quanto bisogna dimostrare prima di avere pretese.
  • Paul The Plug è e sarà il segreto del mio miglioramento. Conosce il suono fa musica da sempre ha un orecchio maturo per capire determinate dinamiche riguardanti sia la produzione dei miei beat sia riguardanti l’aspetto più live della musica  perché ha moltissima esperienza come dj.

GT: Ti ho lasciato che eri Drillegittimo e firmavi un paio di produzioni per Underdog, EP di Giso al quale hanno preso parte anche Romina Falconi, Emis Killa e Sleepyboy. Ora ti ritrovo come Drillionaire. Esattamente cos’è cambiato?

D: «Partendo dal presupposto che non rinnego nulla di quello che ho fatto in passato giusto per chiarire ogni dubbio, Drillionaire è la versione più matura e più musicalmente parlando “internazionale” di Drillegittimo. I miei prossimi progetti saranno più esaustivi nel rispondervi a questa domanda.»

Scarica gratis: Giso – Underdog EP (featuring Drillegittimo, Sleepyboy, Romina Falconi, Emis Killa)

Drillionaire e il collettivo milanese Blackerrything

Come vendere beats

GT: Leggo qui che muovi i tuoi primi passi con il nome di Drillegittimo, appunto, aprendo un sito web per vendere beat online. Tema sempre molto caldo quello del monetizzare. A suo tempo avevi creato un sito tuo customizzato o ti sei appoggiato a qualche piattaforma in particolare?

D: «Ho creato un mio sito customizzato ma molto minimal e diretto con un normalissimo player per fare ovviamente sentire in anteprima i miei beat senza avere la possibilità di download, se eri interessato potevi acquistarlo come se stessi facendo  un normale acquisto online. Ho spiegato a tutti chi ero e cosa facevo. A dire la verità il mio obbiettivo non era quello di monetizzare ma quello di interagire senza farmi svalutare.»

GT: Da appassionato scarsamente praticamente mi sono sempre chiesto se poi si riesce davvero a monetizzare con questi sistemi online…

D: «Assolutamente si, se cerchi di essere obbiettivo sul prezzo delle tue strumentali soprattutto inizialmente, se ti impegni nel proporti giorno dopo giorno nella maniera giusta. Specialmente nella fase iniziale tu sei il solo manager di te stesso.»

GT: Come si quantifica il prezzo, il costo di un beat? Quali varibili bisogna conteggiare a parte la complessità della strumentale, il genere e il tempo che in generale ti porta via lo sviluppo dell’arrangiamento dalla bozza al definitivo?

D: «Dipende da tanti fattori in realtà. Una cosa è certa in molti capiscono il valore della tua arte altri trattano l’arte che vai a vendergli come un prodotto spesso sminuendolo ma in realtà non c’è proprio nulla da stupirsi. Io oggi come oggi se ho l’ispirazione giusta e riesco a seguire un flusso di idee, ci metto massimo un paio d’ore a fare un beat ma la gente si dimentica che dietro a quelle due ore ci sono anni e anni di tentativi di giornate passate a impazzire dietro la particolarità di un suono piuttosto che un altro, anni di beat cestinati cancellati ore ed ore chiuso in studio a cercare suoni nuovi, ad imparare, a sbagliare, mentre quelle persone che si stupiscono davanti ad un prezzo alto erano magari a divertirsi.»

Da leggere: Differenza tra producer e beatmaker

Intervista al beatmaker Drillionaire

Professione beatmaker

GT: Spesso e volentieri i beatmaker italiani vengono accusati di copiare di sana pianta produzioni americane e non. E ci sono poi i campionamenti. Come distinguere allora citazione e tributo da campionamento che talvolta mi sfocia in un plagio senza ritegno?

D: «Io penso che qualsiasi rivoluzionario della musica sia partito da una fonte di ispirazione per fare la sua. Nessuno si è inventato niente a parte i pionieri del genere tutti quelli che sono venuti dopo fanno parte di una forte influenza, guidati da un inconscio desiderio di voler “essere come loro” io, per primo.. cercando di rivoluzionare una cosa che c’è già in realtà mettendoci all’interno idee e spunti personali e chi ha più fantasia, velocità e potere mediatico viene visto come la novità.

L’Italia secondo il mio punto di vista non ha un bacino numerico tale per influenzare così tanto tutto il resto del mondo con la novità per lo meno nel genere ma nonostante questo penso che sia lecito il fatto che ora per lo meno stiamo imparando a copiarli bene stiamo semplicemente attraversando una fase come quando impari a camminare con le tue gambe ma in realtà stai cercando di imitare tuo padre fino al giorno in cui poi inizi a camminare da solo con le tue gambe e decidi tu quali passi percorrere e come.

L’America ha ed avrà sempre più potere di chiunque altro perché possiede oltre che le idee e la lingua più fluida al mondo da incastrare sui beat i mezzi numerici per riuscire a diventare influencer nel momento stesso in cui sviluppano una “novità” .»

GT: Là fuori ne è pieno, ti chiedo: type beat come scorciatoia del beatmaker che non ha fantasia, stile e personalità oppure come opportunità per prendere confidenza con i tool con i quale normalmente smanettate dalla mattina alla sera in studio?

D: «Prima di imparare a fare dei beat nei quali lasci la tua impronta devi imparare ad ascoltare e a riprodurre quello che sentì, così che quando hai un ispirazione tua sai perfettamente che pennelli scegliere per creare il tuo disegno musicale quindi la vedo molto più come un opportunità per prendere più confidenza con i tool.»

GT: C’è stato qualche artista che ti ha mai chiesto esplicitamente un type beat? Senza nemmeno allontanarsi troppo dall’originale, magari…

D: «Assolutamente si. Più di uno. Sono riuscito a riprodurre dei beat praticamente identici senza usare il ben che minimo sample del pezzo in questione. Cercando tra i miei plugin ho trovato gli stessi identici suoni che avevo sentito e ho provato a riprodurli cercando di essere il più fedele possibile all’originale. Ora però ho imparato a camminare con le mie gambe e non vedo l’ora di farvi sentire la mia nuova musica.»

GT: Hai lavorato con i più diversi rapper emergenti così come artisti affermati: Slava, Mida, Sek e Lazza così come i già citati Giso e Emis Killa. Come si instaura la giusta sintonia con ciascuno di loro perché il risultato finale sia valido sia per l’artista che canta il pezzo sia per chi lo produce? Voglio dire, quante personalità deve avere alla fine un beatmaker per fare il suo lavoro?

D: «Tante. Ho sempre visto la creazione di un beat in maniera simile al lavoro di un sarto,  quando l’artista con il quale collaboro entra nel mio studio la prima cosa che faccio è osservare come si  veste (sia artisticamente che nella realtà) e già da quel momento inizio ad immaginarmi con quale vestito nuovo potrebbe invece uscire dal mio studio. In secondo luogo prendo più indizi possibili sulle emozioni che vuole trasmettere creando quel pezzo e cerco di riportarle nella musica cercando di cucirgli qualcosa di unico e su misura.»

Leggi anche: Una storia da raccontare, quella di Slava

Who wants to be Drillionaire?

L’intervista è conclusa e io in questo momento sto fissando il titolo che ho appena scritto. Cioè, l’ho scritto davvero. Da non credere. Torniamo a noi. Finisce qui, per ora, la mia intervista a Drillionaire, preziosissimo per andare ad affrontare il tema del monetizzare online con la vendita di beat, tema sempre caldo, sempre attuale. Qui si concludono le mie domande, se ne hai delle altre lascio a te la parola nei commenti. Per approdondire ancora. Buon beatmaking! 🙂

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Un nano sardo con la passione per la musica, il piacere della lettura e il vizio di scrivere. Padre di Beat Torrent, vecchio matusa brontolone, lavoro come Web Designer. Rimo da quando si spammava su MySpace.

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