Egreen: More Hate è la consapevolezza dell’odio

Egreen pubblica More Hate. Barre al gusto di odio (quello sano) e la consapevolezza a fare da collante. E se fosse il suo miglior album?

Egreen ha fatto 13. Tombola. Bingo. Jackpot. Insomma, ha vinto di nuovo. È da poco fuori il nuovo disco More Hate, sequel di un album per cui ha avuto i riflettori puntati addosso (prima, durante e dopo) anche oltre l’aspetto musicale. Pubblica il secondo capitolo a base di odio ma con un fattore decisivo, la consapevolezza, a renderlo forse il suo miglior album.

Egreen, recensione del disco More Hate, sequel di Beats & Hate

Dovessi sintetizzare il disco in poche parole andrei a colpo sicuro: barre a profusione. Egreen è un rullo compressore e Smooth Operator è la prima mattonata. Il disco è un susseguirsi di schiaffi correttivi ma è tutta salute, amico mio. Fidati.

Ti accorgi subito che stai per ascoltare un disco diverso dal solito di un artista diverso dal solito. Te ne accorgi dal primo verso. Mentre lì fuori tutti (si) ripetono che il cielo è il limite e variazioni sul tema, Egreen comincia così:

Look up in the sky, nah. Resto coi piedi qua

Tradotto: piedi per terra, testa bassa e pedala. L’umiltà sembrava essere ormai sepolta sotto chili di spocchia dell’ultimo arrivato che si crede arrivato quando in realtà è solo ultimo.

Bene così

Ti dico subito: non riesco ad ascoltare More Hate tutto in una sola volta. È troppo anche per me. Mi servono due sessioni di ascolto. A circa metà del disco mi fermo e penso: mi serve un diversivo. Troppe barre così tutte insieme, una dietro l’altra, senza freni, senza ritornelli. È una vita che ascolto questo genere ma sembra non sia più abituato a certe cose. Pausa.

E mi distraggo facendo tutt’altro, passo dalla lettura di Ken Follett (leggo La Caduta Dei Giganti, non male davvero) alle mie serie TV (Blindspot, se lo vuoi sapere. Non è ancora scoccata la scintilla ma promette bene) passando per una partitina a NBA Mobile. Chiusa parentesi.

Bene, sono pronto per riprendere l’ascolto. Ed è un disco che mi prende, mi piace, mi gasa. Tutto quello che cerco solitamente in un buon disco Rap. E More Hate di Egreen è un ottimo disco Rap. Ancora rido al pensiero della Trap Koreana 🙂

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Ritornelli (e) contenuti

Che Egreen sia il contrario di quanto rifilano di solito alle nostre orecchie lo si capisce anche dal fatto che i ritornelli sono contenuti e i contenuti sono ritornelli. Spazio alle barre, pochi argomenti ma l’efficacia di questi è comprovata dal seguito di Egreen oggi. E in quelle barre c’è il pensiero di tanti, fra cui anche il sottoscritto. Insomma, siamo i soliti vecchi brontoloni ma questo già lo sai.

I contenuti ci sono, anche in un disco che sembra non dire nulla o ripetere sempre le stesse cose. Vanno cercati, contestualizzati, interpretati, assimilati. Credo che il bello del Rap sia anche questo.

Egreen: More Hate gratis in streaming su Spotify

Tintura di odio

Faccio un po’ di chiarezza: l’odio che permea questo disco come, del resto, ogni verso dell’intera discografia di Egreen, è odio da intendersi con accezione positiva. È quel genere di odio che ti tiene vivo, che aiuta a sanare le ferite, ti aiuta a tenere duro quando le giornate girano male, è odio che diventa forza, diventa reazione al contesto che vivi. Vale per la vita in generale, vale per quello che è il gioco del Rap. Questo è almeno secondo il mio personalissimo punto di vista. Io lo interpreto così.

Credo che More Hate sia il miglior lavoro di Egreen perché c’è la consapevolezza del proprio background, dei propri mezzi, del proprio seguito e del percorso fatto fino ad oggi.

Nel disco si alternano ospiti cari a Nicholas sotto il profilo personale ancora prima che musicale ed ecco quindi i vari Fid Mella, Luca Spenish, Er Costa, Nex Cassel e DJ P-Kut, giusto per citarne alcuni. Al contrario di Beats & Hate l’odio viene condiviso. Egreen condivide, liricamente parlando, e, si sa, condividere con altre persone aiuta, fa bene.

Tuttavia, il disco conta anche tracce che si discostano dal flusso principale proponendo sfumature di odio diverse: alludo a Sognatori (in compagnia di un grande Claver Gold), alludo a Sposato Parte 2, alludo a Soldiers, che vede Attila al ritornello. Perché si discostano dal motivo portante dell’album? Semplice, perché possono permetterselo.

Ecco che l’odio si unisce all’ironia così da rendere More Hate un lavoro privo di quella eccessiva ruvidezza e “pesantezza” che, secondo me, connota invece il lavoro precedente. Ti dirò, non vorrei esagerare ma trovo meno odio in questo disco rispetto al precedente, al contrario di quando si legge nel titolo. Trovo invece, come detto già in apertura, consapevolezza. Trovo maturità. A me questo disco ha fatto anche (sor)ridere. Giuro.

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Frase Egreen da More Hate Smooth Operator

Beats & Hate 2.0

Facile interpretare questo album come sequel di Beats & Hate, anche per via del richiamo nello stesso titolo. Io credo sia più un reboot che un sequel. Sono sempre più convinto che ci sia voglia da parte di Nicholas di arrivare anche ad un target leggermente diverso.

More Hate è anche e soprattutto per quelli che verranno e sopravviveranno alla selecta naturale, mantenendo comunque il marchio di fabbrica a cui Nicholas ci ha da sempre abituato, quello della coerenza. E mai come nel suo caso coerenza fa rima con differenza.

Lo definirei una sorta di Beats & Hate 2.0 con qualche ritocco che lo rende più accessibile a tutti rimarcando la linea di purezza che piace a Egreen e piace a chi segue Egreen e il Rap più in generale.

Per approfondire: Beats & Hate in free download dal sito ufficiale di Egreen

More Hate: è il miglior album di Egreen?

Io credo di sì e ho avuto modo di spiegarti le mie ragioni. È il disco più completo, vario e maturo di produzione fantiniana. Trovo lodevole scrivere un disco più accessibile a tutti. Non è nemmeno semplice visto come questo album rimanga comunque fedele ai principi e valori che connota il Rap di Egreen.

Tu come la pensi? Hai già avuto modo di ascoltare More Hate di Egreen? Sei d’accordo con me, è davvero il suo miglior album? Fammelo sapere nei commenti. Se invece ancora non l’hai ascoltato rimedia subito. Ciao Antonio 🙂

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Un nano sardo con la passione per la musica, il piacere della lettura e il vizio di scrivere. Padre di Beat Torrent, vecchio matusa brontolone, lavoro come Web Designer. Rimo da quando si spammava su MySpace.

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