Un po’ rapper, un po’ beatmaker: intervista a Garelli

Milanese, classe '93 e una versatilità fuori dal comune. Ho fatto qualche domanda a Garelli, giovane rapper e producer di casa Adriacosta.

Ha all’attivo diverso materiale prodotto per nomi come Mixup, Bresh, Tobe e Tinez, Nerone e Axos. È tra i producer del team Adriacosta insieme a Karati e St. Luca Spenish. E ha recentemente rispolverato il microfono buttando fuori un nuovo singolo, farina del suo sacco al 100%, barre comprese: è Garelli Beats.

Intervista a Garelli Beats: un po' rapper e un po' beatmaker

Ha prodotto la maggior parte delle tracce di Mors Tua Vita Yea, disco di Pedar Poy, ex Padre P-Yo. Questo suo giostrare tra lo spirito del rapper e quello del beatmaker mi ha dato spunti per qualche domanda. Per tutto il resto, come sempre, c’è la scheda artista qui su Beat Torrent per conoscere biografia di Garelli Beats e tutte le info che cerchi.

Ti lascio allora alla mia intervista a Garelli.

Nelle puntate precedenti

JP: Prima di cominciare farei un riassunto delle puntate precedenti. L’ultima volta che ci siamo incrociati è stato in occasione di Sacra Familia e la promessa di un tuo producer album. Poi che è successo? Che hai combinato?

GB: «Ho continuato a produrre in giro in vari album, vari singoli, varie cose. Man mano il mio nome ha iniziato a girare sempre di più e ho avuto a che fare con un sacco di altri artisti fortissimi. Il mio producer album è stato sostituito dal mio album personale, non so dirti bene perché, ma ne avevo bisogno.»

JP: All’improvviso ecco che appare Pedar selvatico. Sapevi che Padre P-Yo s’era reincarnato? Racconta un po’ di come sei passato al lato oscuro della fede…

GB: «Io e Pedar ci siamo conosciuti a caso una sera sui Navigli a Milano, tramite amici in comune. Mi ha raccontato dei suoi progetti e, con un po’ di scetticismo, ci siamo beccati nel mio studio. Si è messo al microfono e ha dimostrato che più o meno mette le p*lle in testa a tutti. Quindi ho iniziato a lavorare di brutto con lui, MTVY è quasi totalmente prodotto da me e sono entusiasta di quello che abbiamo fatto. Inoltre mi trovo moltissimo a livello umano con lui: nell’ambiente ho molti ‘’colleghi’’, lui lo considero un amico.»

Per approfondire: Pedar Poy – Mors Tua Vita Yea (recensione)

Dietro le quinte

JP: Da cosa parti quando produci un beat? Parti da un’idea precisa o ti chiudi in studio e produci sul momento?

GB: «Parto dalla melodia. Di solito mi chiudo in studio e produco sul momento.»

JP: Quanto di quello che produci viene effettivamente finalizzato? Di tutte le strumentali nell’hard disk di Garelli che percentuale arriva poi nelle nostre cuffie?

GB: «Il 20% nemmeno, non ho manco idea di quanti beat ci siano in quell hard disk Ahahah.»

JP: Qual è la produzione che pensi rappresenti il tuo massimo livello raggiunto come qualità?

GB: «Non ce n’è una in particolare, ognuna ha la sua storia e il suo viaggio.»

JP: Sei di fatto anche un rapper (quando vuoi). Cosa ti da in più il produrre musica che non lo scrivere testi?

GB: «Le parole, comunicare quello che voglio comunicare. Non diciamoci cazzate: con un beat riesci a comunicare un mood, ma non quello che vorresti dire alle persone. Non sono quello che si mette a dire Gucci guarda la mia troia Balenciaga io sono ricco tu no, a me piace mettere in rima quello che mi succede, raccontare e magari dare dei consigli al mio ascoltatore.»

Da leggere: cosa vuol dire fare storytelling con il rap

Questione di stile 

JP: Come definiresti in poche parole il tuo stile di produzione? Cosa distingue all’ascolto un beat di Garelli da un Chris Nolan, un Laioung o un qualunque altro producer dedito alla trap?

GB: «Faccio quello che voglioooo!! Ahah, dai, si scherza. Comunque il mio punto di forza penso sia proprio il fatto di essere abbastanza poliedrico: i miei beat sono tutti molto vari, da quelli cupi a quelli allegri, ai breakbeat. Infatti ho prodotto vari artisti diversi tra loro.»

JP: Quali generi ascolti di più al di fuori del rap e che di fanno pensi abbiano plasmato il tuo suono e il tuo modo di concepire la produzione?

GB: «Allora, il jazz, merito di mio padre, mi ricordo che lo andavo a trovare nel suo vecchio negozio e come sottofondo aveva sempre jazz, Miles Davis di solito. Poi essendo cresciuto con gli zarri scappati di casa anche house e robe da discotecaro. Sono un fan accanito di Christian Marchi e proprio la musica da ‘’discotecaro’’ secondo me mi ha forgiato: in tantissimi miei beat tendo a mettere drop molto forti, probabilmente e inconsciamente ho preso da lì questa caratteristica.»

JP: Sample e ritmiche moderne insieme: ne avevi accennato in una chiacchierata informale in tempi non sospetti, ora hai perfezionato il tutto. Come hai lavorato? Come pensi di lavorare per migliorare e finalizzare ulteriormente la tecnica?

GB: «Ho sempre fatto il mio, continuando a sperimentare in studio!»

Occhio qui: drum kit Trap free download (pronti da scaricare gratis)

Conclusioni

Chiacchierata breve ma non per questo povera di spunti quella con Garelli Beats, capace di far convivere l’anima del rapper e del beatmaker in discreto equilibrio. È un artista poliedrico e, per quanto riguarda il beatmaking, capace di distinguersi nel mare di produzioni trap di oggi con una formula ben collaudata, connubio tra batterie 808 e sample. Classico e moderno insieme. La doppia anima di Garelli.

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Torinese cinemaniaco e fissato con la musica fatta bene. Scrivo di rap perché sono in missione per conto di Dio.

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