C’era una volta… HotMC

Una chiacchierata breve ma intensa con Marta, capo dei capi in quel di Hotmc, che a forza di occuparsi di Rap in Italia è diventato anche maggiorenne.

Il mio itinerario attraverso i vari siti di Rap in Italia giunge oggi in quel di Hotmc. Un punto di vista che trovo molto interessante perché, come recita il loro payoff, questi ragazzi stanno sulla piazza dal lontano 1998. Scattano le indagini.

Scopro che in verità Hotmc esistava sotto forma di prototipo già da un paio d’anni, sviluppato da due programmatori e appassionati del genere, un po’ come è successo per Beat Torrent. All’inizio inglobava, oltre allo stesso Hotmc, anche il motore di ricerca CIRI (Cerca Il Rap Italiano) e il forum Hotboards. La proposta, insomma, era completa: un magazine, un motore di ricerca, un forum di discussione. Non manca davvero nulla se consideri che stiamo parlando di quasi 10 anni fa.

Arrivano poi inevitabili cambiamenti: quando parliamo di motore di ricerca il nome noto resta sempre e comunque Google. Il forum viene meno in favore dei social network. La discussioni si spostano su Facebook e Twitter e il resto è storia recente. Se ti ricordi abbiamo fatto considerazioni simili in occasione della mia chiacchierata con Sandro, capo redattore presso La Casa Del Rap.

Siamo nei primi anni 2000 quando i padri fondatori Lippo e Penzucci passano il testimone a Marta Blumi Tripodi che diventa quindi la nuova guida di Hotmc.

 

Diversi anni dopo, intorno al 2012 se non ricordo male, Hotmc rientra nel network di Rockit. Poi torna invece indipendente. Che differenze o eventuali pro/contro avete riscontrato da queste esperienze? Quali (eventuali) insegnamenti?

Ai tempi Rockit era una associazione culturale, come loro ci occupavamo di musica indipendente. Con gli anni Rockit è diventata una vera e propria agenzia, sono cambiate le esigenze loro e anche le nostre. Per questo abbiamo deciso di tornare a camminare esclusivamente sulle nostre gambe. I pro di questa unione, finché è durata, sono stati sicuramente molti (anzi, cogliamo l’occasione per salutare e ringraziare gli amici di Rockit).

I contro sono che quando lavori con una realtà più grossa e esterna alla scena Hip Hop, qualunque essa sia, capita di dover negoziare/giustificare le proprie scelte. Perché hai intervistato tizio e non caio? Perché questo disco che a noi sembra bellissimo a te proprio non piace? Perché vuoi conservare un certo tipo di attitudine? Ovviamente non è un dramma, tra persone intelligenti è facile arrivare a una soluzione condivisa, però bisogna sempre tenere a mente che chi non ha il nostro stesso background ha spesso un’altra visione delle cose.

HotMC, hot spoiler 🙂

L’entusiasmo per questo nuovo inizio è tanto: in questi primi mesi abbiamo avuto molti riscontri positivi, e nel frattempo abbiamo in ballo il restyling e l’ampliamento del sito con nuove funzioni, molte nuove partnership, un programma settimanale in onda su Radio Nuova York, una redazione allargata… insomma, c’è parecchia carne al fuoco.

Carta canta

Dal 1998 ad oggi sono cambiate tantissime cose. Il Rap in Italia non era certo così diffuso e nemmeno il Web aveva il peso specifico degli utlimi tempi. Ieri le riviste, oggi i portali online. C’è qualche elemento unico a favore della carta stampata che il Web non è riuscito/riesce/riuscirà a “rimpiazzare”?

Purtroppo il web non è mai riuscito ad avere la stessa l’autorevolezza della carta stampata, e la ragione è una sola: il 95% dei siti che parlano di Hip Hop sono gestiti in maniera molto amatoriale. Da una parte avere una redazione formata da giovani appassionati alle prime armi è un vantaggio (costi bassissimi, grande entusiasmo, un sacco di tempo a disposizione, è più facile essere sempre sul pezzo), dall’altra però spesso c’è un approccio da fan, e/o da blog in cerca di visibilità, che abbassa di molto il livello: c’è meno competenza, meno capacità di analisi, meno credibilità.

Ovviamente l’inesperienza non è un male in assoluto: anche Aelle è partita come fanzine, però le persone che ci lavoravano hanno saputo evolversi, trasformando la loro passione in un mestiere. Pensa a nomi come Paola Zukar, Damir Ivic, David Nerattini, Silvia Volpato, Alberto Castelli.

Ci sono delle regole di base che chiunque aspiri a scrivere dovrebbe rispettare: innanzitutto bisogna sapersi esprimere in italiano, essere in grado di argomentare le proprie opinioni senza perdere di vista i fatti, fare tanta ricerca, ma anche evitare i conflitti d’interesse e fregarsene del numero di clic. Oggi, invece, sia nei contenuti che nella forma molti blog lasciano davvero a desiderare e sembra che le cose stiano bene così a tutti. Se gli artisti non prendono sul serio i cosiddetti giornalisti Hip Hop come categoria il motivo è anche questo: è un’occasione persa per tutti.

Cosa tiene vivo in voi le motivazioni per proseguire da quasi 20 anni in questa avventura? Lo dico perché Beat Torrent è online da poco e, seppur con target e piano editoriale profondamente diversi, posso già affermare che è un lavoraccio che richiede molto tempo e sacrificio. E bisogna sempre rinnovarsi e rinnovare i propri contenuti, operazione mai semplice soprattutto se un lavoro lo hai già e devi far combaciare il tutto.

Prima di tutto la passione, e anche il fatto che ci consideriamo molto liberi: chi ha tempo e possibilità di farlo continua a scrivere articoli e ad alimentare il sito, gli altri supportano in altri modi (fornendo idee, stimoli, spunti, contatti, supporto logistico).

Per ricollegarci al discorso di prima, molti di noi hanno trasformato la propria passione in un lavoro: Lippo e Penzucci sono diventati dei programmatori web ad alto livello, io lavoro a Rai Radio2 e faccio la giornalista musicale per altre testate, altri sono diventati giornalisti, social media manager, communication strategist, fotografi freelance… Insomma, Hotmc è stata la nostra prima avventura, ci ha fatto crescere e diventare quello che siamo: portarlo avanti è un piacere, è come un’attività di famiglia!

La questione emergenti

Siamo ora nel 2016 ed è da poco nato Beat Torrent per provare a fare da collante a rapper e beatmaker, specialmente per quanto riguarda la realtà emergente che fa uso (e abuso, va detto) del mezzo internet. Secondo te gli emergenti di oggi di cosa posso fare tesoro di quella che è la realtà in passato, quando il Rap in Italia era tutto meno che un trend?

  • Primo: non puntare tutto su un pubblico di ragazzini, perché i teenager sono volubili e incostanti. Quando cambia la moda (ed è già successo più volte in passato) cambiano anche i loro interessi e di conseguenza l’interesse generale cala, perciò se non vi costruite una fan-base solida che possa crescere con voi, rischiate di durare meno di un gatto in tangenziale.
  • Secondo: per continuare con le metafore animali: non è vero che è meglio un uovo oggi di una gallina domani. Firmare contratti prestigiosi ma svantaggiosi, cogliere al volo occasioni che non vi convincono ma che vi presentano come irrinunciabili, fare featuring di cui vi pentirete tra tre mesi, seguire il sound del momento anche se sapete che non è quello giusto per voi, è sempre e comunque sbagliato e non vi porterà da nessuna parte. Una carriera solida si crea sul lungo periodo, non abbiate fretta.
  • Terzo: cercate di capire come funziona davvero il business della musica: imparate tutto quello che potete sul mondo delle etichette discografiche, delle edizioni musicali, della promozione, dei live, e fatene tesoro.

Conclusioni: i tanti volti della discografia

Si cerca sempre di svoltare nel mondo della discografia che conta senza pensare che lo si possa fare in modi diversi, in modi magari più congeniali a te. Marta riassume alla grandissima anche il mio pensiero, lo riporto qui di seguito senza filtri. Quanto a te, stimato lettore, impara a riconoscere i tuoi limiti e fai tesoro dell’esperienza.

Abbiate l’onestà intellettuale per capire da soli se avete abbastanza talento o no per svoltare come artisti. Ci sono un sacco di altre cose che potete fare: gli addetti ai lavori che ne sappiano di Hip Hop sono sempre troppo pochi. In Italia c’è bisogno di manager, discografici, uffici stampa, giornalisti, programmatori musicali specializzati in musica urban, potreste davvero fare la differenza in quei ruoli.

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Un nano sardo con la passione per la musica, il piacere della lettura e il vizio di scrivere. Padre di Beat Torrent, vecchio matusa brontolone, lavoro come Web Designer. Rimo da quando si spammava su MySpace.

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