Memory, Johnny Marsiglia: il Kendrick Lamar italiano

Johnny Marsiglia torna con l'album Memory, disco che io trovo un instant classic. È lui l'ultimo liricista. È lui il Kendrick Lamar italiano. Ti spiego perché.

Grazie Johnny Marsiglia, grazie Big Joe. Quanto una ricetta è minimale tanto è efficace, questa ne è una conferma. Un mc, un dj e la passione per l’hip hop. Ecco Memory, un instant classic che sembra uscito dalla crew della west coast Black Hippy, invece concepito e partorito a Palermo.

Recensione del disco Memory di Johnny Marsiglia e Big Joe

Dopo una gestazione durata 4 anni Johnny Marsiglia e Big Joe tornano finalmente sulla scena. In questo prolungato periodo d’attesa avevano rilasciato 2 singoli Che dici ah e Popolazione che facevano ben intuire le proprie intenzioni artistiche, tracce non accorpate al progetto, decisione probabilmente presa per una maggiore coerenza interna.

Consiglio comunque di recuperarle come antipasto o dessert di Memory. Nota di merito va all’etichetta indipendente Sto, che ha investito sui due ex Unlimited Struggle, prendendosi carico della comunicazione di una coppia artistica non proprio affine ai propri precedenti prodotti distribuiti, come Ghali e Capo Plaza.

Johnny Marsiglia è forse l’unico che pur rappando in italiano suona tremendamente americano, senza il minimo sostegno di vocoder. Il risultato è un macigno musicale connotato positivamente, un album che non scende a compromessi, distanziandosi dalla facile fruibilità con cui si divorano, metabolizzano e dimenticano i dischi odierni.

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Semplicità

Memory è un disco hip hop semplice senza nessun fronzolo da argomentare. I flow di strofa in strofa si alternano in modo dinamico andando assiduamente a braccetto con le atmosfere musicali create da JoJo Beat. Le metriche non sono particolarmente ingarbugliate da dover focalizzarsi sul testo. Gli argomenti trattati non sono né troppo futili da banalizzare l’ascolto né eccessivamente intimi da appesantirlo.

Nelle barre si trovano spunti di riflessione che non si fossilizzano in introspezioni fini a se’ stesse, citazioni alla cultura pop che condiscono i testi senza obbligare a ricerche su Google e critiche alla società che non ricadono in prediche populiste.

Recentemente in diverse interviste molti artisti del settore sottolineano il loro far musica e non rap, come se fosse sminuente e limitante fare solo rime. Marsiglia e Joe in 13 tracce dimostrano di voler far solo quello, saperlo fare bene e far appassionare play dopo play.

Va precisato che questa primavera del rap italiano è stata benedetta da altri due album di altri due mc, che ritengo alla pari con J.M., i migliori della faccenda, Egreen e Lucci.

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In memoria del…

Il concept del disco è esplicato nel titolo del disco. Il fil rouge è la memoria, e tutto ciò che può ruotarle attorno. J.M. scatta fotografie non solo visive ma anche emotive. Le esperienze e i ricordi dell’infanzia vissuti a Palermo fino ad oggi, sono i principali soggetti di storytelling tanto accessibili quanto coinvolgenti, dimostrando un’efficace e piacevole competenza nell’arte del raccontare.

Gli spunti offerti sono variegati, vanno dalle attese dal barbiere e la storica frase sul puntino rosso della voce guida di Metal Gear Solid di Retrogame ai ricordi dei motorini truccati, chat di MSN e ascolti di Jay Z di Tempi D’Oro.

Il disco è una celebrazione in memoria del rap tradizionale pregiato ma non antico, in cui oggi pochissimi hanno le competenze per cimentarcisi. Marsiglia e Joe come in Jurassic Park estraggono dall’ambra il DNA dell’hip hop, ridandogli come ai dinosauri nuova vita, e concedendone agli ascoltatori l’essenza più grezza.

Memory è il disco giusto, al posto giusto, al momento giustissimo. Suona come un fulmine schiantato nell’oceano dei tanti rapper che oggi si abbeverano della categoria di cui fanno parte, che forse si sono dimenticati di com’era in origine.

La coppia di Palermo in 48 minuti e 19 secondi rimembra, senza neanche rivolgersi ai diretti interessati, come e cosa si dovrebbe fare, ristabilendo la gerarchia della catena alimentare del rap italiano. Ricordandoti perchè hai iniziato ad ascoltare rap.

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Johnny Marsiglia è il Kendrick Lamar italiano

J.M. come K.Dot

Il rap/trap degli ultimi anni ha concesso una notevole internazionalizzazione del sound italiano. Sfera Ebbasta vanta nel proprio album di collaborazioni di calibro mondiale, spicca su tutte Quavo dei Migos. La Dark Polo Gang è stata spesso paragonata (giustificatamente o meno) ai già citati Migos, Gué Pequeno anche per le sue propensioni imprenditoriali a Jay-Z mentre Marracash è stato accostato a Nas (con il favore del pubblico) nel format video di Rapture, serie TV Hip Hop promossa da Netflix.

Johnny Marsiglia in Memory dimostra di poter reggere un’associazione con un artista oltreoceano ancora più importante, quella con Kendrick Lamar. J.M. come K.Dot parla della strada, dalla strada, per la strada ma senza atteggiarsi a gangsta. Marsiglia non ha e non è un personaggio, è una persona che si affida alla propria abilità in scrittura dando espressione a sentimenti e inquietudini ma senza accartocciarsi su sé stesso.

Non citare Big Joe nella riuscita di un disco così pesante e nel confronto con Lamar sarebbe da villani. I beat si diversificano ma solo quel che basta a non saltare neanche un traccia e non percepirne nessuna come riempitiva. Storie è probabilmente il singolo e video in cui ci si può accorgere a quanti ascolti americani di qualità si siano sottoposti Johnny Marsiglia e Big Joe. Anche se il beat nostrano di quest’ultimo singolo è più melodico rispetto alla trappata di Mike Will Made It il risultato è un qualcosa che richiama la Humble di Lamar.

I deja vù black non si esauriscono in un unico episodio, ma si frammentano senza risultare invadenti per tutto il progetto, come il sound e il flow di L’Amore Causa più vicini alle sonorità jazz e funk di To Pimp A Butterfly.

Johnny Marsiglia: l’ultimo liricista

J.M. è stato spesso definito come la miglior penna rap d’Italia. Questo appellativo penso sia riduttivo, J.M. non si limita a saper scrivere determinati testi, egli sa esporli, farli arrivare ai propri ascoltatori ma soprattutto non ascoltatori. Pochi sono quelli che hanno tutte queste doti, componendo inoltre dischi piacevoli, i più recenti usciti già citati sopra sono gli stessi Egreen e Lucci.

Questo è il rap che fa (re)innamorare del rap, che finisci di ascoltarlo e ti fa dire wow ne voglio ancora. Quindi se ti piace il rap, vuoi affinare i tuoi gusti e vuoi pulirti le orecchie dal superfluo che sta ingombrando il rap italiano, questa è l’occasione giusta regalandoti l’ascolto di Memory.

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Milanese e studente di psicologia. Lavoro e studio mi impegnano il tempo tra un tragitto sul tram con le cuffie e il successivo. Winter is coming ma preferirei il nuovo dei Colle.

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