Mini guida al mixer virtuale

Una breve guida da avere sempre con te per sapere dove mettere le mani in presenza di mixer virtuale (digitale) o analogico.

Tutti i software musicali multitraccia implementano un mixer più o meno complesso. Questa tipologia di mixer digitali prende il nome di mixer virtuale, in quanto non fisico. Se prendiamo in esame dei software affermati e molto utilizzati dagli addetti ai lavori, come Pro Tools, Logic, Cubase e FL Studio, la struttura e il funzionamento dei vari mixer virtuali sono gli stessi, ciò che cambia è principalmente l’interfaccia grafica.

Guida tutorial in italiano al mixer digitale, virtuale, analogico

In questa piccola guida all’uso analizzerò i vari elementi del mixer virtuale, in ordine: Gain, Insert Send, I/O, Automation Mode, Panning, Monitoring, Recording, Solo/Mute, Fader di canale e Vu-Meter.

Differenza fra mixer digitale e analogico

Una piccola premessa prima di cominciare a mettere mano al mix.

In dominio digitale si lavora con i dB (decibel) di tipo FS (Full Scale), dove un valore di -144dBFS corrisponde ad assenza di suono se se si lavora a 24-bit di profondità (-96dBFS se si lavora a 16-bit di profondità) e 0dBFS corrisponde al limite oltre il quale c’è la distorsione (clipping) digitale.

Non superare mai il limite di 0dBFS in fase di registrazione a meno che tu non sappia veramente quello che stai facendo!

Detto questo, entrerei nello specifico del mixer. I punti su cui concentrarti sono gli stessi, che tu metta mano ad un mixer digitale o analogico.

Gain

In un mixer virtuale il gain fa più o meno quello che fa in un mixer fisico: varia l’ampiezza di un segnale prima di convogliarlo alle successive sezioni del mixer stesso.

Se il segnale è stato registrato in modo da sfruttare il più possibile i convertitori A/D (Analogico/Digitale, convertitori che si occupano della trasduzione da tensione elettrica [analogica], in uscita ad esempio da un microfono, a codice binario [digitale] nell’hard disk), ad esempio con dei picchi che si aggirano attorno ai -3dBFS, nel momento in cui vai a lavorare il suono, per esempio dando un bel boost ai bassi di una grancassa, sarà molto semplice mandare il segnale in saturazione, quindi oltre lo 0dBFS.

Grazie al gain, chiamato anche trim, è possibile ridurre l’ampiezza di un segnale già alla fonte, così da aumentare l’headroom (lo spazio in dBFS fra il picco più alto del segnale e lo 0dBFS) e quindi la possibilità di intervento.

Al contrario, se un segnale è stato registrato con il suo picco massimo a -30dBFS (molto basso, corrisponde ad una perdita di segnale, in termini di dinamica, non indifferente già in partenza), il gain ti permette anche di aumentarne l’ampiezza.

Se usi Pro Tools il gain è un plug-in da aprire nel primo punto di insert (vedi spiegazione successiva), il suo nome è Trim.

Insert

La sezione insert si colloca immediatamente dopo il gain. È dove si vanno ad inserire i plug-in, come equalizzatori e processori di dinamica (compressori, gate/expander, de-esser, etc). È importante capire che l’ordine con di inserimento dei plug-in in insert può dare diversi risultati: mettere prima un equalizzatore e dopo un compressore non dà lo stesso effetto di mettere prima il compressore e dopo l’equalizzatore.

Send

Il suo scopo è quello di inviare una copia del segnale ad un canale esterno. Inviando il segnale ad un bus virtuale puoi miscelare il segnale dry con lo stesso segnale effettato. Inviando invece il segnale ad una delle uscite della tua interfaccia, puoi fare, ad esempio, i mix cuffie per i musicisti che stanno suonando in sala. Ogni send attivo ha un proprio controllo di volume. Esistono due modalità di send, pre-fader e post-fader. Pre-fader significa che il send non è influenzato dal fader di canale, post-fader significa che il send viene influenzato dal fader di canale.

I/O

È la sezione di Input/Output. Ti permette di assegnare ad un determinato canale un Input e un Output fisici o virtuali.

Automation Mode

È la modalità di automazione di un canale. Hai mai visto i fader di una console in un grande studio muoversi da soli? Ecco, quella è una automazione sui fader di canale. I software di oggi ci permettono di automatizzare praticamente tutto, plug-in compresi. Le modalità che trovi in quasi ogni software sono due: Read e Write. In modalità Write scrivi l’automazione, quindi se mentre ascolti la canzone muovi il fader del canale della voce, quel canale registrerà quella determinata automazione e la riprodurrà fedelmente quando entrerai invece in modalità Read.

Panning

se stai lavorando in mono non ti serve, se stai lavorando in Sorround 7.1 ti serve un controllo più complesso, mentre se stai lavorando in stereo (come la gran parte delle produzioni odierne) ti permette di indirizzare il segnale di un canale più alla cassa sinistra o più alla cassa destra, così da ottenere un’immagine stereofonica varia.

Monitoring

È un pulsante che torna utile prima di registrare. Se hai del segnale che entra in un canale (un microfono, una tastiera, un campionaotore, etc) hai la necessità di monitorarlo prima di registrarlo, così da regolare a dovere il gain (fisico) dei preamplificatori attraverso i quali vuoi registrare e sfruttare nel modo giusto il convertitore A/D.

Recording

Altro tasto di estrema importanza. Se non attivo, semplicemente quella traccia non entrerà in registrazione.

Solo/Mute

Il tasto solo, se attivo su un canale, fa entrare in mute gli altri canali facendoti ascoltare solo quel determinato canale o quel determinato gruppo di canali. Il tasto mute, se attivo su un canale, esclude quel determinato canale dall’ascolto.

Fader di canale

Permette di regolare il volume di output del canale. Mi raccomando, non si tratta di un controllo di input, quindi se senti delle distorsioni o noti che alcuni plug-in vanno in saturazione, ma il segnale in output è sotto lo 0dBFS, allora forse è il caso di andare a rivedere il gain del canale o l’output di qualche plug-in. Per assurdo è l’ultima cosa su cui lavorare.

Vu-Meter

permette di monitorare l’ampiezza del segnale in dBFS. Puoi impostarli di modo che siano pre-fader o post-fader. Personalmente tengo canali, aux e gruppi in pre-fader e il canale master in post-fader.

Guida al mixer: conclusioni

Un breve tutorial sul mixer era d’obbligo perché si tratta di uno strumento base ma fondamentale, così come è fondamentale conoscerne le diverse componenti. Questo articolo vuole essere una guida da avere sempre a disposizione per prendere confidenza con il mixer virtuale oggi e, perché no, l’analogico di domani. Hai letto anche qual è differenza che intercorre fra le due tipologie di mixer per cui puoi concentrarti su ogni parte nello specifico per sfruttare al meglio questo strumento quando mixi appunto ma anche già in partenza in fase di produzione.

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Mi sono sempre ritagliato il mio posticino nel mondo dell'audio, studiando e lavorando come Audio Engineer in alcuni studi di registrazione del Veneto per vari artisti e band. Amo il sushi, i manga, gli anime, le serie TV e i videogames.

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