Doll Kill: la bambola assassina del Rap Italiano

Ho scambiato due parole con la rapper sarda Doll Kill in occasione del suo ultimo EP Oh My Doll. Leggi l'intervista.

In occasione dell’uscita del suo EP Oh My Doll eccomi qui a scambiare due parole con Doll Kill, la rapper sarda che punta a prendersi il trono del rap italiano, scardinando tutti i pregiudizi misogini e sessisti.

Oh My Doll è il nuovo EP della rapper sarda Doll Kill

Oh My Doll, composto da 4 tracce prodotte da Eker Blow, con un’eccezione per il brano Metempsicosi prodotta da Sick Luke.

Appare in tutto e per tutto come una presa di posizione polemica: già a partire dalla copertina attacco alla visione della donna come oggetto del sesso (lo stile pin up), confermato poi dai brani dove si affrontano temi come il problema di essere isolani e la voglia di fuggire (Via da qui).

Tutto ciò si conclude con un messaggio positivo, andare avanti nonostante tutto (Tokyo). Ecco allora la mia intervista a Giulia. Buona lettura.

Oh My Doll

Sei ufficialmente fuori con il tuo nuovo EP, Oh My Doll, Il tuo 4° lavoro. Avendolo già ascoltato e assimilato posso dire che sembra essere un progetto bello carico di forza e voglia di farsi notare. Leggendo un po’ di qua e di là sulla rete noto che il tuo nome viene molto spesso fuori, come la più forte female rapper italiana in circolazione…

R: Dopo mesi di duro lavoro posso finalmente godermi il risultato. Dal principio ho voluto creare qualcosa che attirasse l’attenzione sulla figura femminile nel rap. E’ una raccolta di  soli 4 pezzi, ma ho sperimentato molto soprattutto sulle sonorità, i testi hanno tutti un significato preciso, raccontano tutti un po’ di me. Sono contenta di essere considerata una delle più forti, se penso alla mia evoluzione da quando ho iniziato sorrido.

Come vivi l’essere una delle poche donne che fanno rap? Hai avuto difficoltà ad inserirti nell’ambiente? Come si comportano con te i tuoi colleghi?

R: Il fatto di essere una ragazza non mi ha mai limitato da nessun punto di vista, anzi, per certi versi il  fatto di essere “un’eccezione” mi ha dato maggiori opportunità. Ho sempre avuto il piacere di collaborare con artisti che apprezzano quello che faccio, la stima reciproca è fondamentale  quando si collabora.

La copertina di Oh My Doll è in stile anni ‘50, e mostra una chiara critica alla massima aspirazione femminile dell’epoca, le pin up, che rappresentavano la donna come mero oggetto sessuale. Quanto pensi sia attuale l’argomento al giorno d’oggi? Siamo davvero così lontani come immaginario, come concezione?

R: La cover dell’EP è una parodia a quell’universo femminile a cui ci  hanno  abituati, ragazze carine e composte. Da maschiaccio quale sono ho voluto scherzare su questo aspetto, volevo stravolgere gli schemi.  La grafica, come il titolo, riportano sicuramente alla sensazione di stupore che chi non mi conosce prova nell’ascoltare i miei pezzi. Il riferimento ai manifesti anni ‘50 è per sottolineare che le donne possono e devono affermarsi in qualsiasi campo. Il sessismo è ancora una piaga della nostra società è ho potuto toccarlo con mano durante il mio percorso, questo mi spinge ulteriormente a dare il massimo.


Ascolta Oh My Doll in streaming su Spotify

Le basi

Oh My Doll presenta produzioni secondo me spettacolari, sia quelle curate da Eker Blow che quelle prodotte da Sick Luke. Com’è stato lavorare con loro, mettendo in conto anche il fatto che Eker Blow è tuo fratello?

R: Con Eker c’è una sintonia tale che credo sia difficile trovare con altri produttori, di certo il fatto che sia mio fratello ha influito, siamo cresciuti assieme. Abbiamo lavorato fianco a fianco per curare il progetto nei minimi particolari, a partire dalla ricerca delle sonorità. Vivendo nella stessa casa e condividendo  la maggior parte del tempo in studio siamo riusciti a creare un nostro suono.

Zero featuring a questo giro. Perchè? Ci sarebbe stato qualcuno che avresti voluto coinvolgere?

R: Ho personalmente scelto di non coinvolgere altri rapper, essendo un  progetto piccolo credo che sarebbe stato dispersivo, volevo focalizzare l’attenzione sulla mia musica. Ci sono tanti artisti che stimo e più in là usciranno sicuramente delle collaborazioni.

Quali sono stati e sono le figure che più influenzano la tua scrittura e il processo creativo?

R: Non ho particolari riferimenti o muse ispiratrici, ascolto molta musica e mi piace tenermi aggiornata sulle nuove uscite, credo sia fondamentale stare al passo coi tempi.

Da leggere: L’importanza (poco riconosciuta) del beatmaker

Doll Kill pubblica Oh My Doll: leggi l'intervista

Rapporto col disco

Via da qui affronti il problema dell’essere un isolano. Sembra che l’isola sia un limite eppure oggi ci sono diversi nomi che possono dimostrare quanto si possa comunque fare e dove si possa arrivare pur vivendo in un contesto che non è esattamente quello di grandi città come Milano, Roma o Torino. Possiamo ancora oggi parlare di limiti, secondo te? Visti i mezzi tecnologici a disposizione…

R: Paradossalmente si; dirai, basta un aereo o una nave per andare via da un’isola  e la musica può arrivare ovunque con l’internet, ma parlo proprio di opportunità: se vivessi a Milano  per esempio, avrei la possibilità di confrontarmi personalmente con tantissimi artisti, onestamente odio i social e non mi è mai piaciuto creare un approccio di questo tipo, soprattutto dal punto di vista lavorativo.

Parlo di limiti perché sono consapevole di cosa c’è fuori.

Sei una ragazza molto forte ed il brano Tokyo è un invito a seguire sempre le proprie ambizioni. Tu effettivamente hai mai pensato di mollare tutto? Ci sono stati momenti in cui hai pensato è troppo anche per me?

R: Non ho mai pensato di smettere ma è capitato di avere dei periodi di blocco. La creatività ha bisogno di essere costantemente alimentata. Per quanto  mi riguarda soprattutto al termine di un progetto ho bisogno di prendermi del tempo per liberare la mente, solo allora posso concentrarmi e intraprendere un nuovo progetto.

Vorrei andare fuori tema per trattare la traccia Metempsicosi. La metempsicosi è, per eccellenza, la teoria ateicizzante più diffusa, dopo quella materialista. Che rapporto hai con la tua anima e con la fede?

R: Con l’anima sto in pari col Karma ahahah, mi rispetto. Per quanto riguarda la fede credo in me stessa, non affido le mie preghiere a nessuno.

Doll Kill è fuori con Oh My Doll

Seguo Doll Kill da tempo, un po’ perché isolano come lei, un po’ perchè ho frequentato i medesimi posti. Ascoltando questo lavoro mi sono trovato davanti a dei pezzi molto forti, carichi e ben strutturati. C’è tanto da fare per arrivare in cima ma allo stesso tempo possiamo affermare che si stanno facendo enormi e promettenti passi avanti e non posso che esserne felice. Big up Doll Kill.

 

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Studioso di filosofia e fissato col rap. Ambisco a diventare il nuovo Hegel solo per sentirmi odiato da tutto e tutti.

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