Perché i rapper scrivono sempre?

Una vita passata a scrivere, ora per un motivo, ora per l'altro. Ma al di la dalle ragioni che li portano a scrivere: perché i rapper scrivono sempre?

Scrivendo per il Web ormai da un po’ di tempo ho la consuetudine di leggere molto e seguire alcuni blog del settore che si occupano appunto di scrittura di testi curati e ottimizzati per i siti web. Del resto, questo faccio nella via: lavoro per il Web, nel Web. Di recente, fra le mie tante letture online, mi sono imbattuto in un articolo molto interessate che andava a porsi la domanda: perché i blogger scrivono sempre?

Perché i rapper scrivono sempre?

In effetti, se ci pensi, è vero. Soprattutto chi fa del blogging un lavoro è naturale che passi le giornate a scrivere e fornire contenuti sempre nuovi e di qualità che vengono poi divulgati. L’articolo entra quindi nello specifico, ragion per cui vado oltre e vengo invece alla riflessione che ne deriva, ovvero: perché i rapper scrivono sempre? Certo, ci sono diverse sfumature e diversi punti di vista da cui analizzare la questione, io ne prenderò in considerazione alcuni.

Scrivere in risposta ad un impulso

Prendi un qualunque rapper underground o mainstream, prendi il tuo preferito, prendine poi un altro che sta agli antipodi. Il filo conduttore sarà sempre lo stesso: scrivere significa reagire.

Quando anche io giocavo col Rap ho scritto e ho scritto tanto. Tutto partiva da un impulso: a volte la scintilla può scattare nel momento in cui il loop che stai ascoltando ti prende, a volte può anche non esserci in sottofondo una strumentale a guidarti. Scrivi e basta, gli spunti sono infiniti.

Dal mio personalissimo punto di vista ho sempre concepito la musica e quindi il Rap come una valvola di sfogo. Carta e penna alla mano, mettevo nero su bianco ciò che in quel momento mi passava per la testa e volevo raccontare. Incastravo tutto in blocchi, in versi, in strofe. Adesso tratto temi diversi, scrivo con altri mezzi, altri strumenti perché ho ancora voglia di condividere i miei pensieri su quella che è la mia passione. Ma a monte c’è sempre un impulso, uno stimolo. C’è sempre una reazione. Ecco, in questo momento stai leggendo la mia reazione.

La scrittura senza musica

Mi allontano per un momento dalla prospettiva musica. Perché i giornalisti scrivono sempre? Perché devono riportare dei fatti sotto forma di cronaca a titolo di informazione o magari in forma diversa aggiungendo altri dettagli, altre idee, altre considerazioni di carattere più personale su un certo argomento.

In fase di introduzione ho citato il tema blogging: chi gestisce blog e più in generale siti web e si occupa della scrittura dei testi scrive continuamente, ogni giorno, sempre con il fine di divulgare delle informazioni. Chi fa del blog un lavoro risponde sempre e comunque ad un impulso. Il bisogno è quello di scrivere e poi condividere nuovi contenuti, nuove risorse. Risorse che vanno poi a rispondere alle esigenze di chi si affida ai motori di ricerca con un dubbio, un domanda. E cerca quindi una risposta alle sue esigenze.

Stephen King si sta avvicinando ai 70 anni di età, scrive da quando era ragazzo, ha pubblicato una montagna di romanzi e racconti (compreso, tra l’altro, un libro proprio sulla scrittura: Stephen King – On Writing) e ancora scrive, ancora pubblica cose nuove sempre con la stessa passione, sempre con lo stesso entusiasmo. Quale potrà mai essere la costante? Io dico sempre la stessa: risponde ad un impulso. Vale per il Re, vale per chiunque come lui nella narrativa. Hai dentro di te la necessità di raccontare. Non indago su altri dettagli, se lo si fa per piacere personale o perché realmente si voglia piacere a terzi (il lettore, l’ascoltatore), penso sia un capitolo a parte. La costante che, come vedi, persiste è quella di sottostare ad una spinta che nasce da dentro.

Charles Bukowski e la scrittura

Oltre i limiti della scrittura, delle parole

Ci sono rapper in Italia che pubblicano materiale con maggiore o minore costanza: i Club Dogo sono ormai diversi anni che escono con dischi nuovi, ora anche da solisti. Le dinamiche sono quelle del comunemente inteso mainstream ma andrei fuori tema se mi addentrassi in questioni del genere. Gemitaiz pubblica un mixtape a cadenza annuale.

Il maestro Kaos, tornato di recente con il suo colpo di grazia, vanta sicuramente meno materiale all’attivo, pubblica meno di frequente, questo è vero. Un discorso analogo può essere fatto per MezzoSangue. In questi ultimi due esempi credo la mia tesi iniziale sia al sicuro, nel senso che se davvero vogliono pubblicare un disco nuovo, allora disco nuovo sarà. Altrimenti, e in quel caso vuole dire che l’impulso forse è venuto meno e passerà ancora del tempo.

E-Green ha letteralmente partorito il suo ultimo progetto Beats & Hate in un lungo arco di tempo ed è un progetto tutto suo. Fatta eccezione per le produzioni e i tagli è un disco suo al 100% perché, evidentemente, sentiva la necessità di isolarsi da tutto e da tutti e scrivere quello che solo lui sente e difficilmente riesce a condividere, almeno per il momento, con terzi. Insomma, l’impulso era quello di voler rimarcare con forza quelli che lui reputa concetti chiave.

Dr. Dre non pubblicava del nuovo materiale da un sacco di tempo, ancora giravano voci su Detox quando invece, a sorpresa, in concomitanza con l’uscita del film Straight Outta Compton, ci siamo ritrovati in cuffia una nuova compilation e gli spunti di riflessione non sono mancati perché il paragone con i progetti di 10 e passa anni fa è scattato quasi in automatico. E’ stato proprio il film a dare al dottore nuova linfa, nuove idee, nuovi stimoli. Insomma, ha risposto ad un impulso ben preciso, quello di volersi rimettere in gioco con qualcosa di suo, di veramente sentito. Altri rapper americani pubblicano con maggiore frequenza mixtape per ringraziare i propri sostenitori o per dare loro qualcosa in anticipazione del lavoro ufficiale di prossima uscita quando i tempi si dilatano un po’.

Ho qui menzionato personalità profondamente diverse tra loro ma, come puoi vedere, se ti focalizzi solo sull’idea di scrittura che prescinde dai contenuti proposti, il filo conduttore resta invariato. Anche per quei personaggi che scendono nel baratro del demenziale il discorso di fondo è lo stesso. Quali motivazioni li spingano a fare i buffoni, amico mio, è un altro paio di maniche. Il mio discorso prescinde anche da questo.

Scrivere per lavorare: il ghostwriter

Tempo fa leggevo un articolo a proposito di Rick Ross, uno dei più grandi ghostwriter. La sua discografia vanta otto dischi ufficiali e, di questi, gli ultimi 3 sono stati pubblicati nel giro di un paio d’anni. Aggiungici i mixtape e la compilation Selfmade con il collettivo Maybach Music, arrivata al quarto capitolo. Aggiungici ancora le collaborazioni in progetti di terzi, più, appunto, il ruolo di ghostwriter in enne progetti ed ecco che giungi a facile conclusione: il Boss passa le sue giornate a scrivere, scrivere, scrivere.

Da dove può nascere il riflesso di scrivere così tanto? Beh, direi che i motivi possono davvero essere i più disparati: ci tieni a dare sempre qualcosa di nuovo ai chi ti supporta, scrivi perché siccome scrivi anche per altri devi dare un taglio diverso (come è normale è giusto che sia) rispetto a quando scrivi per un progetto tuo personale. Scrivi perché devi scrivere. L’impulso è quello di farlo per migliorare e continuare ad essere uno dei più importanti ed apprezzati ghostwriter.

Conclusioni

In appendice a quanto detto finora credo sia il caso di sottolineare un aspetto sul quale sarai d’accordo: quella perenne sfida che ogni rapper ha con se stesso. Vuoi andare sempre oltre, superare quelli che sono i limiti raggiunti da una strofa, un freestyle, un singolo, un mixtape, un disco. Quando collabori in progetti di stimati colleghi ci metti anche qualcosa in più rispetto a quando magari scrivi per te stesso perché la volontà è quella di spiccare, di essere superiore all’altro o agli altri. C’è uno stimolo in più e quindi l’impulso è ancora più forte.

Ti chiedo scusa se mi sono un attimo dilungato spaziando forse anche troppo ma ti assicuro che l’impulso era troppo forte. Che dici?! 🙂

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Un nano sardo con la passione per la musica, il piacere della lettura e il vizio di scrivere. Padre di Beat Torrent, vecchio matusa brontolone, lavoro come Web Designer. Rimo da quando si spammava su MySpace.

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