I cambiamenti portati dallo streaming nel rap italiano

Internet e il Web 2.0 hanno cambiato le carte in tavola un po’ in tutti i settori. Lo streaming ha dato una scossa importante alla musica, non solo in termini di numeri. La mia sui cambiamenti dello streaming nel Rap italiano.

Internet ha cambiato le nostre vite praticamente sotto ogni profilo, questo è ormai assodato e innegabile. Dal punto di vista della fruizione di contenuti musicali c’è da dire che lo streaming ha dato uno scossone niente male. Quali sono oggi i cambiamenti più significativi portati dallo streaming di Spotify & co. al Rap italiano?

Internet permea la quotidianità di tutti, non c’è persona che non sia connessa. Come per tutte le cose credo che ci sia un lato positivo, molto positivo ma anche un rovescio della medaglia di cui non si può non tenere conto.

Un primo input mi viene dai siti, ora mobile first, piegati alla volontà di smartphone e tablet. Lo stesso Google spinge su una indicizzazione dove il sito ottimizzato per mobile ha più peso rispetto a quello desktop. Lo sai bene, te ne accorgi, siamo tutti sempre con il cellulare in mano.

Accessibilità senza confini

Il primo punto fondamentale credo sia l’accessibilità. Mobilità e contenuti facilmente fruibili da tutti. Qualunque servizio di streaming per la musica offre un catalogo enorme. Puoi passare da un suono più classico e campionato alla cara vecchia Dubstep fino ai nuovi trend Trap o Grime.

Da telefono, ovunque io sia, posso spaziare tra i più diversi generi musicali e avere una playlist nuova ogni giorno. E scoprire così tanta nuova musica ovunque mi giro per cui non vedo che benefici. Tutto assolutamente gratis o con abbonamenti premium ad un prezzo più che onesto.

L’unico dubbio che mi può venire a questo punto è: meglio Spotify, Tidal o Apple Music? Sotto questo profilo c’è da dire che tutti offrono un periodo di prova ragionevole per cui puoi fare le tue valutazioni e scegliere con comodo.

In sostanza so di avere in mano un iPod sempre connesso e aggiornato, virtualmente illimitato in termini di memoria, di spazio di archiviazione per la musica. Ai tempi dei lettori mp3, i primi, 512 MB di spazio erano davvero tanta roba. A pensarci adesso viene da ridere. Quanto al rap italiano, dunque, dispongo di intere discografie a portata di mano. Letteralmente.

Da leggere: Tutto quello che devi sapere sul Grime Rap

Nuove opportunità

Il secondo punto su cui voglio soffermarmi è riassunto nella parola opportunità. Gli artisti possono avere un proprio profilo su Spotify, essere seguiti un po’ come accade già da diverso tempo nei social network. Come detto all’inizio la piattaforma è accessibile a tutti, ecco dunque che si aprono nuovi scenari, nuove possibilità per i rapper emergenti.

Spotify è una vetrina della quale non si poteva disporre fino a qualche tempo fa. Agli inizi, lo ricordo molto bene, c’era MySpace. Idea meravigliosa, quanto lo rivorrei indietro. Peccato però che, all’epoca, il rap italiano non avesse certi numeri, anzi, non aveva proprio un seguito. Eravamo 4 amici al bar. Forse anche meno, sai? Una cosa è sicura: ai tempi si pensava a tutto tranne che ai soldi e alle visualizzazioni o agli stream.

Insomma prima MySpace, poi YouTube. Oggi Spotify. Questo offre appunto una grande opportunità per chi mostra di avere numeri e talento dalla sua. Da un lato. D’altra parte credo il focus sia più sul monetizzare e sia tutto un po’ artificioso.

E lo scenario sembra evolversi ancora perché, notizia recente, dopo la Universal anche Sony ha raggiunto un accordo con Facebook. Gli utenti che utilizzeranno brani editi dalla Sony non saranno bannati (fonte ANSA, ndr). Questo punto credo sia un punto decisivo che potrebbe rimescolare le carte ancora una volta.

A parte tutto, comunque, vedo sì nuove vie percorribili ma temo ci si stia fossilizzando un po’ troppo sui numeri, ai quali non so che peso specifico attribuire. Mi spiego: le certificazioni FIMI in Italia nel 2017 profumavano di presa in giro. Dischi d’oro e di platino elargiti praticamente a chiunque.

Per approfondire: Come muovere i primi passi per fare rap

Mi chiami Giorgio perché ho Grandi Numeri

Numeri, numeri e ancora numeri. Sembra si sia ridotto tutto ai numeri. Va bene, parliamone. Domanda: che peso vogliamo dare a questi numeri? Lo accennavo prima, nel 2017 ho visto piovere certificazioni FIMI ogni settimana. Per me c’è qualcosa che non torna. E sembra infatti che la musica stia per cambiare. Meno male.

Già, che peso specifico hanno davvero queste milionate di streaming che sanciscono il disco d’oro o di platino per i dischi venduti se di dischi, di fatto, non se ne vendono? Limitatamente al contesto Italia la maggior parte degli utenti (credo il 70%, quindi più della metà) utilizza il piano free. Gratis. Quindi non solo non compra il disco ma nemmeno paga per il servizio terzo che quel disco glielo offre.

Piccola appendice: ormai si tende a ragionare più per singoli e playlist che non per album. È già morto il mixtape, toccherà la stessa sorte agli album? Vivremo di playlist? Ai posteri l’ardua sentenza.

Streaming vs Rap italiano: la tua opinione

Dunque, ricapitolando: come ha inciso lo streaming musicale nel Rap italiano? Lato positivo per i fan: accessibilità. Tanti, tantissimi contenuti disponibili per tutti in qualunque momento. Alta qualità, basso costo.

Per chi invece fa la musica ci sono nuovi modi per comunicare, per portare la propria musica nelle cuffie di un pubblico davvero sconfinato. Offre ai rapper e beatmaker emergenti la possibilità di monetizzare (sul quanto si riesca a monetizzare penso bisognerebbe parlarne in modo più diffuso in separata sede), dando però, a mio modo di vedere, una sorta di potenziale successo immediato ma anche effimero, poco consistente.

Credo sia palese come lo streaming abbia dato un bello scossone alla scena Rap italiana. Come in tutte le cose bisogna però entrare nello specifico, valutare pro e contro, cercare di carpire tutte le sfumature. Tu come la vedi? Fammi sapere la tua nei commenti. Nel frattempo, buona musica (in streaming, naturalmente) 🙂

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Un nano sardo con la passione per la musica, il piacere della lettura e il vizio di scrivere. Padre di Beat Torrent, vecchio matusa brontolone, lavoro come Web Designer. Rimo da quando si spammava su MySpace.

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