Tedua: Mowgli e il suo “street of consciousness”

La prova del nove è giunta anche per Mario, fuori con il suo primo disco ufficiale. È trap o rap? Va a tempo o no? Un album da scoprire traccia dopo traccia. Un flusso di coscienza alla James Joyce con sfondi di catrame. Che sia l’anello di congiunzione tra old e new? Provo a dirti la mia.

Tedua e il suo produttore Chris Nolan pubblicano Mowgli, il loro primo album ufficiale. Non considerando come ufficiale Orange County California progetto partorito come mixtape e solo successivamente distribuito come disco. Un disco difficile da catalogare, perché se per strumentali ed effetti vocali poggia un piede nella trap, per i contenuti e le strofe pone l’altro nell’Hip Hop.

Non è una provocazione inserire nella stessa frase hip hop e trap, in questo caso il binomio è inevitabile. La prima traccia si chiama Sangue Misto, l’associazione allo storico collettivo di Deda, DJ Gruff e Neffa sorge spontanea pur senza riferimenti diretti. E’ un disco in cui si riconosce un certo background dal taglio underground, distante da alcuni dei suoi coetanei, anche se per forza di cose differente per alcuni elementi dai colleghi dei novanta.

In 3 Chances (Dilla Tutta) fa effetto sentire accostate nelle stesse rime pc, emule, jam e free(style) un mix di alcuni riferimenti culturali, familiari sia alle generazioni più old che a quelle più giovani. In Burnout spiega che il titolo del disco non è un riferimento a un famoso freestyle di Marracash ma resta comunque un piacevole richiamo.

Alla traccia numero sette si trova Acqua (Malpensandoti), in cui menziona sia il titolo che il ritornello dell’originale Malpensandoti di Dargen D’Amico. Affinità di scrittura e metriche che già si intuivano nella collaborazione Il Ritorno Delle Stelle nell’ultimo progetto di Dargen D’Amico.

Ultimo richiamo a un periodo meno recente lo si coglie in Bandar – log, penultima traccia delle deluxe edition, su una strumentale ipnotica di Sick Luke, in cui viene citata deliziosamente una parte di Chicoria di Never Do The Spia, perla storica del gruppo In The Panchine.

Ascolta Mowgli, il nuovo disco di Tedua in streaming su Spotify

Benvenuti nella giungla

La giungla è il concept dell’album, metafora che accompagna al meglio questo progetto. Giungla come flora discografica satura di trap/rap nella quale è complesso raggiungere vette senza scendere a compromessi, giungla come metropoli in cui diventa difficile fidarsi di chiunque e ancora giungla come ambiente che fa emergere gli istinti e pulsioni.

Tedua sputa barre per sopravvivere ed elevare il proprio status. Mario rappa mettendo a nudo la propria adolescenza turbolenta e canta con l’autotune la celebrazione dei propri traguardi, e ha dalla sua la credibilità, ricordandosi l’umiltà della periferia e non cade in ego trip ridondanti.

Tra le canzoni vi sono episodi autocelebrativi ma non vengono proposti con eccessiva spocchia e sono bilanciati da una buona dose di consapevolezza del proprio percorso artistico, come dimostra in Sangue Misto.

Nonostante i vissuti dell’artista avvolgano a 360 gradi l’ascoltatore, l’assenza di altre voci al microfono non fa risultare pesante la godibilità dell’intero progetto. Esigenza che probabilmente proviene dai dischi e mixtape precedenti in cui l’alternanza di ospiti era più che frequente.

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L’alchimia

La figura del producer in questo progetto eguaglia quella del protagonista, ed è in episodi come questi che si distingue tra beatmaker e produttore. Chris Nolan non stende semplicemente le strumentali per l’mc, ma da sarto della musica gliele cuce su misura o meglio sul tempo.

Tedua è metricamente controverso, i cambi di flow sono imprevedibili, talvolta la sensazione è che non vada a tempo. Ascolto dopo ascolto però quegli istanti di glitch metrico incasellati al secondo tra le produzioni di Chris Nolan, divengono fondamentali per riportare la completa attenzione dell’ascoltatore ai complessi testi. Quasi tutte le tracce posseggono un retrogusto introspettivo.

L’autore riflette sulle proprie esperienze e riesce a far riflettere l’ascoltatore attraverso svariati script colorati come tigri che non mangerebbero un serpente velenoso, alieni allevati nel giardino che si scoprono essere copie di sé stessi dal futuro e gruppi di amici che sembrano jedi senza spade laser. Immagini che esortano emozioni grazie alle pregiate cornici sonore create ad hoc dal produttore.

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Mowgli: conclusioni

Un ragazzo in strada sta studiando per diventare un uomo. Così esordiva nella prima strofa di Pugile, ultimo singolo ufficiale di Orange County California. Indipendentemente dalle concezioni di uomo, ragazzo di strada e studio, la coppia Tedua e Chris Nolan ha fatto maturare la propria arte rendendola adulta.

Doveroso anche sottolineare che non è un album esclusivamente trap, non è un album saturo di sporche, non è un album che mira alla testa delle classifiche, non è un album facile da ascoltare e nemmeno un album pop.

È un disco che non ricerca hit e banger assiduamente, cerca di stupire attraverso labirinti metrici, aneddoti di periferia e storytelling d’amore. L’unica pretesa che ha questo racconto in rima è quella di essere ascoltato senza pregiudizi generazionali ed etichette stigmatizzanti.

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Milanese e studente di psicologia. Lavoro e studio mi impegnano il tempo tra un tragitto sul tram con le cuffie e il successivo. Winter is coming ma preferirei il nuovo dei Colle.

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