(the dark side of) Shibumi: la medaglia di Lucci

Due facce come una medaglia, come Lato A che Lato B di un disco. Lucci, storico mc romano dei Brokenspeakers parla con noi di Dark Side of Shibumi, già seconda fatica di questo 2018 per lui e Ford.

Due facce come una medaglia, come Lato A che Lato B di un disco. Lucci, storico mc romano dei Brokenspeakers parla con noi di Dark Side of Shibumi, già seconda fatica di questo 2018 per lui e Ford.

Dopo Shibumi infatti, disco breve di 8 tracce uscito a febbraio, di cui già avevo parlato alla sua uscita, ecco il suo lato oscuro, al pari della luna pinkfloydiana (o del mood se sei fan di Nitro), altri 5 pezzi che riprendono da dove Raffaele ci aveva lasciati, dipingendo (o meglio, registrando) il “gemello malvagio” del suo precedente lavoro.

Abbiamo cercato di fare il punto sulla situazione attuale dopo un anno tutt’altro che rilassante, tra il tour, Roma, la scena e il nuovo disco.

The Dark Side

RD: Come mai la scelta di pubblicare due dischi, seppur brevi, a così poca distanza tra loro?
Qual è il filo conduttore tra Shibumi e Dark Side of Shibumi, oltre alla evidente evoluzione
più cupa.

L: È stata una cosa molto spontanea, sia io che Ford eravamo molto fomentati e avevamo
ancora voglia di fare musica, quindi un mese dopo l’uscita di Shibumi abbiamo iniziato
subito a lavorare a DSOS. L’idea di un b-side cattivo ce l’avevo già durante la scrittura di Shibumi. Mi sarebbe piaciuto fare un doppio EP, tipo ying e yang, ma sarebbe stato troppo macchinoso e avrebbe confuso le cose.

RD: Nel disco anche un feat. con Hube in Unabomber, com’è il rapporto tra i BrokenSpeakers, vi capita ancora di fare musica o parlarne?

L: Il rapporto umano è uguale a quello di 10 anni fa. Siamo prima di tutto un gruppo di amici e ci vogliamo un sacco bene. Adesso tra gli impegni di tutti è un po’ complicato vederci tuttiinsieme… L’ultima volta ci siamo tatuati tutti quanti Brokenspeakers da ubriachi. Musicalmente il progetto non credo avrà altri episodi, due di noi non fanno più musica e il gruppo non prevede rimaneggiamenti alla formazione. O tutti o niente.

Se l’ambiente lo fanno le persone

RD: Quanto sono diventate importanti con gli anni le relazioni che hai stretto all’interno della
scena per la tua crescita e produzione musicale? Quanto è importante Ford come producer
(oltre a fare dei beat incredibili)?

L: Molto ad entrambe le domande. Ho la fortuna di aver stretto rapporti umani con molti
esponenti della scena e non solo con quelli più affini a me ma anche tra quelli che
dominano le classifiche e fanno musica molto molto diversa dalla mia. Conoscere il loro lato umano mi ha ammorbidito molto sul giudizio musicale e sicuramente mi ha portato ad essere più curioso ed aperto. Con Ford siamo al terzo lavoro insieme, ci aiutiamo reciprocamente, mi aiuta molto nella cura del disco. È lui, prima di me, ad avere la visione di insieme, a trovare un filo conduttore ai pezzi e a raccontare una storia coerente. Shibumi e DSOS sono lavori che hanno senso ascoltati dall’inizio alla fine,
non sono la raccolta di pezzi random che va di moda ora. Non sono neanche concept album, sono dischi, dischi ben fatti. ed è sicuramente merito di Ford e della sua cultura musicale.

RD: Al momento a Roma si trova una scena molto prolifica, che si parli di rap vecchia scuola,
trap o indie. Cosa pensi della attuale situazione musicale nella tua città?

L: Roma è sempre stata molto prolifica. Ha sempre avuto tante sfaccettature e tante figure
eclettiche, poi certo, a causa della sua mentalità un po’ “hardcore” non hanno sempre avuto
molto spazio, ma senza mettermi a fare nomi che tanto conosciamo in pochi ti posso dire
che molte delle mode che hanno preso piede negli anni hanno avuto piccole avvisaglie
proprio a Roma. Trovo comunque tutto molto positivo, molte cose mi fanno cacare eh, ma è comunque positivo che la gente faccia musica, sperimenti, cresca. Fa bene pure a noi che facciamo rap classico.

Se Sali Sopra il Palco è Ancora Casa Mia

RD: Qual è la parte che più ti spinge a continuare con la musica, la parte di composizione o
quella della musica dal vivo?

L: Questa è una risposta facilissima per me. Esibirmi dal vivo. È l’unico motivo per cui faccio tutto quello che faccio. È quello che ci ha fatto conoscere con i Brokenspeakers e senza falsa modestia ti dico che è sicuramente una cosa che faccio molto bene, è quell’ora e mezza in cui sto bene davvero. Poter “recitare” davanti alle persone le cose che scrivo mi permette di farle arrivare meglio.

RD: Nonostante la serenità che dimostri, mi sembra di vedere un’inedita voglia di competere nel
tuo più recente approccio alla musica, quali sono i tuoi obiettivi?

L: Mi fa piacere sapere che dimostro serenità. Sono sereno perchè oggettivamente nessuno
mi ha rubato nulla. Dove sono adesso (musicalmente) e quello che ho ottenuto sono solo merito e responsabilità mia. Ho gestito la mia vita mettendo sempre il lavoro prima della musica, precludendomi molte possibilità e perdendo qualche buon treno, ma va bene così. Sapere di essere io il responsabile mi fa stare sereno. Se vengo ignorato poi da gran parte dei siti e riviste di settore è anche colpa mia e del fatto che ho sempre detto quello che penso, mi sento a volte un po’ stronzo ma non sottovalutato. Certo sentir chiamare poeta gente che scrive male male e veder passare inosservati pezzi come Shibumi un po’ mi spiace ma è quel dispiacere che ho trasformato in voglia di fare, di competere. La spocchia di DSOS nasce da questa roba qui e il mio obiettivo è fare più musica possibile nei prossimi due anni.
Voglio dedicarmi alla musica, a scrivere dei racconti che ho in mente e a fare live. Poi raggiunta la data di scadenza che mi sono dato torno a lavorare.

RD: Quali sono i prossimi passi? Farai un tour per l’Italia con DSOS e tornerai a scrivere?

L: Siamo fuori con le date, stiamo facendo un piccolo giretto per ricostruirmi un pubblico live e finiremo a febbraio a Roma. Non è facile con un progetto come il mio ma non molliamo un centimetro.
Nel frattempo non ho mai smesso di scrivere, sto cercando la chiave giusta per fare un bel
disco che sia un altro passo avanti rispetto a DSOS.

Il Bello Deve Ancora Venire

Nonostante quest’anno sia stato probabilmente quello più impegnativo e produttivo della carriera solista di Lucci, le sue parole non nascondono la sensazione che già era nell’aria: la festa è tutt’altro che finita, il bello deve ancora venire. E per uno che è Brutto e Stonato, è tutto dire.

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Studente (pessimo) universitario classe '97, adottato dalla città che non dorme mai senza abbandonare la provincia milanese, dove il dolce far nulla culla la passione per la musica.

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