Vacca: intervista senza complimenti

Sempre in movimento, sempre pronto, sempre con nuova musica. L'ultimo capitolo si chiama Don. Due chiacchiere con Vacca, senza troppi complimenti. Leggi l'intervista!

Da Cagliari a Quarto Oggiaro a Kingston, tutto gli si può dire ma non che sia tipo da fermarsi. Questo vale anche e soprattutto dal punto di vista musicale. Ed eccomi qui allora per una breve ma intensa intervista a Vacca in occasione di Don, nuovo album, ennesimo capitolo della sua discografia, ennesimo cambio di marcia.

Ho avuto modo di mettere in loop Don per un’intera giornata di lavoro, come una sorta di full immersion, tanto di inquadrare Vacca oggi dopo tante vicissitudini, tanti cambiamenti. Il primo che balza all’occhio e all’orecchio è la collaborazione con Inoki. Lo so, nemmeno io ci ho creduto fino a che non ho messo il pezzo in play. Mi sono ricreduto alla grande.

Questo però è solo uno degli spunti di riflessione che mi ha visto coinvolgere Vacca e che sono felice di trascriverti qui di seguito nella mia intervista. Inutile dirlo: niente peli sulla lingua. Detto questo: buona lettura 🙂

C’eravamo tanto odiati

GT: Riparto allora dal tuo ultimo lavoro Don dove, come detto, spiazza la partecipazione di Inoki in Blood A Blood. Vi siete prima massacrati sul beat, quando ancora ci stava MySpace ed eravamo ben lontani dal dirsi le cose sulle Instagram Stories. Chi ha teso la mano all’altro per primo? Qual è stata la chiave che ha portato al vostro riavvicinamento e quindi alla collaborazione nel disco?

V: «Ci siamo sentiti qualche mese fa tramite un conoscente in comune e ci siamo promessi di beccarci visto che ormai i tempi della faida sono trapassato remoto. Nel periodo in cui Don era in fase di creazione sono capitato in quartiere da lui, ci siamo sentiti e sono passato a salutarlo, in quel momento abbiamo parlato un po’ dei ****i nostri e deciso di seppellire l’ascia di guerra andando in studio assieme.»

GT: Al momento delle collaborazioni artistiche quanto incide o può incidere il rapporto invece personale? Tra tutte quelle a cui hai preso parte ce ne sono magari alcune che non ti convincevano ma sulle quali hai chiuso un occhio per via del rapporto di amicizia o vicinanza con la persona?

V: «Non capita mai questa cosa per i miei lavori, se un amico fa c***** a rappare ci vado a bere assieme e a fare altre mille cose ma non mi sento di certo in dovere di collaborarci se il suo suono si allontana troppo dai miei gusti. Sono sempre molto schietto nei giudizi e di peli sulla lingua non ne ho, se mi piaci si va in studio in caso contrario ci puoi andare da solo.»

GT: Non trovi che paradossale che da un lato ci sia un continuo richiamo alla gang, alla squadra, al team, etc quando le persone di cui fidarsi in realtà sono sempre meno e il giro di contatti fedeli è da tenere sempre più stretto? A me sembra che le due cose vadano a cozzare, la tua esperienza cosa ti suggerisce a riguardo?

V: «Guarda, posso arrivare a capire ciò che dici in quanto non sono cieco e spesso capita di vedere in altri gruppi situazioni simili, ma per quanto riguarda la mia esperienza il problema proprio non si pone, se capisco che non posso fidarmi di una persona quest’ultima non ha proprio modo di orbitare attorno a me e alla mia gente. La mia gang è composta da fratelli, siamo una famiglia e ci supportiamo l’uno con l’altro, non vi è spazio all’interno per falsi, approfittatori e infami …per loro sicuramente Vi è posto da qualche altra parte, ma non a casa mia.»

Da leggere: 7 motivi per cui MySpace era la cazzofigata che tanto ci manca

Vacca e Inoki: dai dissing su MySpace al featuring di Blood A Blood

Vacca e Inoki: dai dissing su MySpace al featuring di Blood A Blood

Mattiniero… ma non prima delle 6:10

GT: Don è il nuovo capitolo di una discografia molto ampia. Sei da sempre piuttosto prolifico, tra singoli e video, album e collaborazioni ufficiali e non hai all’attivo tantissimo materiale. Come riesci ad avere questa continuità?

V: «Vedi, io sono uno di quelli che si sveglia alle 7 di lunedì mattina con il sorriso in faccia perchè amo il mio lavoro, la mia vita, la mia gente. Senza sta cosa del rap la vita sarebbe una merda qualsiasi cosa facessi, per me scrivere, andare in studio, suonare live è ossigeno, è vita, è tutto quanto, è quello che sono da sempre e continueró a farlo con la stessa passione fino a che morte non ci separi.»

GT: Non ti sei mai fossilizzato su un certo tipo di suono, mai stato dietro al trend del momento. Insomma, hai sempre fatto un po’ come ti pare. Il taglio con il passato credo balzi all’occhio, anzi, è un taglio non solo metaforico. Cosa ti ha portato a questo punto, a questo cambiamento così radicale?

V: «Sono fatto male sicuramente (ride, ndr) Sai, sono cresciuto con gente ossessionata dall’originalità, è questo quello che i vecchi mi hanno tramandato, l’essere unico sotto ogni forma ed ovviamente la musica rispecchiando il mio essere ne riflette la cosa di conseguenza.

Tornando al cambio, penso che ognuno di noi prima o poi arrivi a toccare il punto più basso della propria carriera, chi è sveglio se ne accorge e prende le dovute precauzioni, chi dorme invece prima o poi si sveglierà e realizzerà che la realtà non è quella che si ricordava quando le cose andavano bene.»

Occhio a: Lista di rapper italiani (biografia, contatti social)

Note a margine: fa, re, sol, do

GT: Adesso sembra si parli soltanto di soldi e successo, quasi fosse l’unica mission. Eppure un po’ di anni fa non era affatto così. C’è stato un tempo in cui il Rap in Italia era ben lontano dall’avere tutta questa esposizione e risonanza di oggi. Ti ricordi cosa ti ha portato a cominciare a fare rap e la musica?

V: «Lamentarsi dei contenuti del rap è sempre stato lo sport preferito dell’italiano medio. Ci prendevano per il culo per il look, per come gesticolavamo, per le cose che dicevamo… e adesso? Cambiato un ***** se non che prima a lamentarsi erano gli stessi 19 che ci seguivano mentre ora tocca rapportarsi con milioni di persone che hanno lo stesso sport preferito in comune.»

GT: Bei tempi 🙂

V: «…pensare di fare i soldi con sta cosa era semplicemente utopia, ora i ragazzini anzichè aspirare a diventare calciatori per vivere una vita comoda sognano di diventare rappers …di conseguenza il topic non è più il pallone ma il soldo. Per le canzoncine contro la guerra e i problemi che il TG espone quotidianamente ci sono Jovanotti, Ligabue e compagnia bella, di conseguenza ascoltare Rap non è obbligatorio

GT: Mi dai sempre l’idea di essere uno focalizzato esclusivamente sul futuro, sulla prossima mossa da fare. Sei uno avanti 10 anni. Appurato che sei uno che guarda avanti c’è qualcosa che diresti invece al Vacca di 10 anni fa?

V: «Fai il ***** che vuoi, tanto non ascolteresti nessuno comunque.»

Da leggere: Da dove iniziare per fare rap

Conclusioni

Ci starebbe bene un amen per chiudere il tutto, non credi? Scherzi a parte: come vedi ho trovato un Vacca sempre in forma, schietto, sincero, diretto e senza peli sulla lingua. A te è piaciuto il disco Don? Io l’ho trovato moderno, attuale. Credo Vacca abbia ampiamente dimostrato di essere sempre in competizione, quella sana competizione che tiene viva la fiamma, la voglia di fare musica.

Inaspettata ma, secondo me, molto ben riuscita la collaborazione con Inoki. Potrei quasi vederli bene insieme per un intero disco. No? Dici che esagero? Fammi sapere la tua nei commenti su quella che è stata la mia intervista a Vacca. Se hai altre domande postale qui di seguito nei commenti (non si sa mai) 🙂

Lo spazio che cerchi è qui (gratis)

Se sei un rapper o beatmaker allora siamo qui ad aspettare proprio te, per rendere il nostro archivio sempre più ricco e darti lo spazio che cerchi per farti conoscere.

La tua scheda è qui

Un nano sardo con la passione per la musica, il piacere della lettura e il vizio di scrivere. Padre di Beat Torrent, vecchio matusa brontolone, lavoro come Web Designer. Rimo da quando si spammava su MySpace.

Lascia il tuo feedback

commenti