Vegas Jones: Bellaria, la Cinisello californiana

Citando lo stesso Veggie posso confermarti che “Il cielo ha fatto il suo dovere ed è andato tutto apposto”. Il cinisellese Vegas Jones rilascia Bellaria, il suo primo album ufficiale. Ti lascio al mio racconto.

Vegas Jones è fuori con Bellaria, riferimento esplicito alla marca d’acqua dall’autore stesso prodotta e registrata, disco che va giù appunto come un bicchiere d’acqua per chi apprezza il rap con la R maiuscola. I prequel dell’album, Yankee Candle e Boom (quest’ultima non presente nella tracklist) facevano ben intuire il flavour strettamente rap del progetto.

Vegas Jones pubblica Bellaria, il suo primo album ufficiale

Chic Nisello aveva dato vita a notevoli aspettative, il confronto è quindi d’obbligo. Il precedente mixtape ricreava atmosfere rigide e cupe, la copertina suggeriva un ascolto invernale e metropolitano, Bellaria suona come il naturale cambio di stagione, le atmosfere sono tiepide e ispira un ascolto estivo, in auto con il braccio fuori dal finestrino.

La colonna vertebrale di Bellaria è la metrica. Vegas, nonostante la generazione a cui appartiene, proviene da una nicchia che prima di dilettarsi nell’utilizzo di vocoder e autotune, ha imparato a stare davanti a un microfono magistralmente.

L’mc di Cinisello sembra incarnare l’attitudine maranza del primo Jake La Furia e quando ritornelli, bridge e strumentali si placano, la pronuncia ben scandita di ogni strofa e le chiusure degli incastri più sporchi risuonano come boccate d’aria fresca. I cambi di flow la fanno da padrone, ma gli effetti vocali ben spalmati e onnipresenti in ogni traccia li snelliscono, permettendo un ascolto ininterrotto più sciolto.

Se vuoi toccare con mano le skills al mic le puoi trovare nella storica puntata di Real Talk in cui era ospite da Bosca e Kuma.

Una piccola parentesi Ebbasta

Senza omertà, si può concludere definitivamente il derby di Cinisello con il collega compaesano Sfera Ebbasta. I due fanno sport differenti che finiscono a causa dell’esigenza di etichette, nello stesso campionato. Vegas Jones rappa in modo serrato intonando talvolta ritornelli orecchiabili mentre Sfera Ebbasta offre l’esatta complementarietà, principalmente intona melodie canticchiate e raramente si diletta in strofe più strettamente rap. A te la scelta tra due facce di una stessa medaglia.

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California here we come

Se quest’album fosse una serie televisiva sarebbe The Orange County. Non si individua una traccia skippabile e alla fine di ognuna viene necessario per curiosità l’ascolto della seguente. Il protagonista Ryan, sono le barre grezze di Vegas, che nonostante siano ben condite con le pregiate produzioni Dogozilla, rimangono comunque il comune denominatore di ogni episodio. I contenuti ruotano attorno a punch line a tema di macchine, motorini, autocelebrazione, fiducia, donne e vicende di strada. Le citazioni più culturali fanno massimo riferimento alla saga cinematografica di Fast and Furious, rimandando ancora coerentemente a un immaginario californiano.

Nulla di particolarmente criptico ma anzi immediato, non richiedendo un numero eccessivo di ascolti per essere compreso e apprezzato. Ma come anche le tre stagioni di OC, che pure conoscendo l’epilogo si guarda sempre qualche puntata spaiata quando vengono riproposte, anche per Bellaria è piacevole ascoltarne qua e là qualche frammento senza obbligatoriamente rimettere in play l’intero progetto.

Ascolta Bellaria di Vegas Jones in streaming su Spotify

Chapeau, Don Joe

Come ogni serie televisiva che si rispetti, non si può non considerare la colonna sonora. Don Joe è il direttore artistico dell’intero progetto, e la sorte di ogni produzione è nelle mani dei beatmaker della Dogozilla Empire (Boston George, Joe Vain, Andry The Hitmaker, Kid Caesar), roster di cui è il fondatore.

Il team imbastisce un contorno musicale contemporaneo, vicino alle sonorità più attuali, sfumandolo però con dettagli che non lo fanno finire nel cestone dei dischi trap. Spiccano alcuni passaggi veramente stilistici, come le incalzanti chitarrine nella strumentale della title track Bellaria, le romantiche sviolinate in Nuova Ghini che ti teletrasportano su una cabrio in corsa al crepuscolo, il sound dance-caraibico di Mamacita che fa ancheggiare tra una strofa e l’altra, distanziandosi però dai banali cliché delle hit reggaeton o il regale piano che accompagna a braccetto il beat di Bubble Bubble.

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Conclusioni

“Questa messa in scena trap mi fa schifo, non per altro neanche sanno cos’è un micro”, con questa barra di Brillo, senza spoilerarti altro, puoi intuire cosa ti offre Vegas Jones. Bellaria non è un disco ermetico, i contenuti non richiedono un analisi dettagliata e particolari interpretazioni.

E’ un disco di schiaffetti tecnici che ti possono stupire ascolto dopo ascolto. È un disco di feels che possono proiettarti in paesaggi come party in piscina, superstrade con asfalti roventi o a piedi nudi su battigie e moli. Il mio consiglio è di goderti Bellaria senza focalizzarti eccessivamente sul cosa sta dicendo ma sul come, durante un viaggio o un breve tragitto, con un cavo aux in macchina o con le classiche auricolari, tra una fermata e l’altra del bus o passeggiando con le mani in tasca.

 

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Milanese e studente di psicologia. Lavoro e studio mi impegnano il tempo tra un tragitto sul tram con le cuffie e il successivo. Winter is coming ma preferirei il nuovo dei Colle.

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